mercoledì 3 dicembre 2008

Pomeriggio a Dublino

Tardo pomeriggio, ora di timbrare il cartellino. Per modo di dire, qui il cartellino non si timbra: c'è il computer a calcolare le ore lavorate. «See you later!» saluto ed esco dall’ufficio moderno e accogliente. Io, trentenne romana, laureata e ambiziosa, prendo la macchina e mi dirigo verso la mia casa di Dublino. Già, qui i trentenni non vivono ancora a casa di mamma e papà, non stanno ancora rincorrendo un concorso per un benedetto posto fisso. Il tragitto dura poco e non trovo mai traffico. Penso al traffico di Roma. Sorrido. A casa mi collego alla rete: email, notizie online. Mi tengo in contatto con gli amici e i parenti nel Paese dei contrasti.

Con un sorriso penso al sole, alla pizza, al Colosseo. Con una lacrima penso al mio lavoro part-time durante gli studi che non mi pagava un affitto, ai troppi lavori a progetto pagati cinquecento euro al mese, agli italiani rassegnati a tutto questo.
Ma perché il Bel Paese è così difficile per un giovane? Noi la laurea la prendiamo, peccato che non ci convenga. L’idraulico della zia Pina guadagna di più in un mese del mio compagno di università che ora lavora come ricercatore. Di chi è la colpa? Siamo noi giovani a essere mammoni e inesperti, o è il sistema italiano a essere un po’ datato e arrogante? Mentre cerco la risposta ai miei quesiti mi viene fame e mi ricordo che non c’è niente da mangiare.

Scendo a fare la spesa: al supermercato sotto casa c’è tutto. Tutto tranne le rosette, il prosciutto e la mozzarella che fa la goccia. Sì, certo. Provo un po’ di nostalgia ma non ho alcuna intenzione di tornare. Perché? Media Ocse degli stipendi annui in Irlanda in dollari: 52.911. Media in Italia: 31.051. Rimango qui. Forse emigro in Norvegia: 54.151. La più alta media europea.

Tornerò quando gli stipendi saranno più alti e la politica più pulita. Dai, voglio essere ottimista: torno per la pensione.

mercoledì 22 ottobre 2008

Dublin

Le mie giornate nella capitale della verde Irlanda sono accompagnate da un costante cielo plumbeo.


Al contrario delle condizioni metereologiche, il fine settimana è uguale in tutto il mondo: desiderato, atteso, benvenuto. Dopo una settimana di lavoro, finalmente il sabato ci si rilassa: una passeggiata in centro; un caffè con un amico; un buon libro sul divano di casa.


La città si estende sui due lati del fiume Liffey: a nord la parte più povera e cadente, a sud quella più ricca e ordinata. È sabato pomeriggio e passeggio nel centro in Grafton Street, la via Condotti di Dublino, la sesta via più costosa al mondo per quanto riguarda gli affitti. È una strada stretta, affiancata da palazzi in mattoni di terracotta. Non c’è né un negozio di Valentino né uno di Gucci. Solo Marks & Spencers, Brown Thomas, Boots e altre catene britanniche. Si estende da Saint Stephen Green, la grande piazza con il suo bel giardino pubblico e il centro commerciale in stile vittoriano, fino al Trinity College, il centro universitario.


Pochi i palazzi d’epoca in questa piccola capitale europea, anche quelli – ahimè - riflettono inevitabilmente una luce grigia. L'architettura urbana è un po’ caotica: palazzi moderni, lucidi, alti e orgogliosi si affiancano a palazzi vecchi, cadenti, abbandonati e depressi. Persino i lampioni rimangono fedeli alla tonalità dominante e splendono di un bel grigio argento. Mentre passeggio mi guardo intorno e vedo i ragazzi irlandesi girare in maglietta in autunno. Sono molti anche i volti stranieri, sorridenti e tristi, a donare una sfumatura di colore in più.


E, quasi a voler contrastare questo grigiore dominante, la gente di Dublino - come la chiamerebbe Joyce - ha dipinto le porte delle case di tutti i colori: giallo, blu, verde, rosso, rosa e viola si susseguono in modo casuale.


Mi fermo al banchetto dei fiori per ammirare i bei girasole in vendita e mi passa davanti un gruppo di ragazze sorridenti. Quella al centro ha una corona in testa e una scritta sulla maglietta: I am the bride. Qui si festeggia così l'addio al nubilato: un gruppo di amiche, una corona in testa, una limousine e una serata di baldorie al pub.


Già, il pub: il cuore della vita sociale irlandese. Così, fra una Guinness e un'altra, ci si dimentica del cielo nuvoloso e del freddo. A noi italiani, invece, dopo la terza Guiness ci capita di dimenticare persino quanto ci manca una pizza fumante ricoperta di mozzarella e basilico.

domenica 13 luglio 2008

Luglio a Roma

Parto da Dublino un martedì mattina. Vado alla fermata del pullman diretto all'aeroporto e prima di raggiungerla vedo passare l'autovettura. Mi toccherà aspettare il prossimo!

Piove e tira vento. Cerco di ripararmi con l’ombrello ma il vento è così forte che lo rompe. Mi bagno anche i pantaloni ma fortunatamente dopo quindici minuti esatti passa il pullman successivo. Arrivo puntuale in aeroporto e il volo va liscio.

Appena arrivata all'aeroporto di Ciampino sento le cicale e mi torna alla mente l'estate romana. Il caldo è micidiale: stento a salire sulla macchina rovente e senza aria.

Arrivata a casa mi ritrovo seduta sul divano in un bagno di sudore: voglio tornare in Irlanda!

Accendo il televisore e guardo il telegiornale: i prezzi aumentano, soprattutto quelli degli alimenti di base come la pasta; gli stipendi sono i più bassi in Europa; la crescita economica è in pericolo; il turismo è in calo. Voglio tornare in Irlanda!


Una settimana trascorsa nella mia città natale è stata sufficiente per assistere a due cose: uno sciopero generale dei trasporti e la manifestazione dell’8 luglio.

Sul primo posso dire che è l’unica cosa puntuale e costante dei trasporti pubblici: ogni mese con puntualità e regolarità minuziosa si può essere certi che ci sarà un giorno di sciopero generale. Perché gli stipendi sono troppo bassi. Perché la gente non fa il biglietto. Perché ad agosto con 35 gradi all’ombra l’aria condizionata a bordo delle vetture stenta a funzionare. Perché la gente preferisce prendere la macchina e perdere ore nel traffico e altrettante ore a trovare un parcheggio.


Sulla seconda bisognerebbe riflettere più a lungo. Perché non importa se chi ha organizzato questa manifestazione viene considerato deplorevole o viene accusato di vilipendio: quello che importa è capire cosa ci facevano migliaia di persone a Piazza Navona – così come a Bologna - in un torrido pomeriggio di luglio.


Arrivo poco dopo le 18 nell'affascinante piazza ovale e devo addentrarmi tra la folla per poter raggiungere un punto dove si possa vedere il palco. Mi faccio strada a gomitate e giunta al Don Chisciotte mi ritrovo davanti Lucia Annunziata, lì in mezzo alla calca. Finalmente arrivo nel punto desiderato. Sul palco una scritta: “Il governo non censuri la stampa affinché la stampa possa censurare il governo” e sotto “La legge è uguale per tutti”. Dall’altro lato l’articolo 3 della Costituzione italiana “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.


Sul palco si susseguono Paolo Flores d’Arcais, al telefono Rita Borsellino, Andrea Camilleri, Ascanio Celestini, Antonio Di Pietro, Marco Travaglio, Laura Belli, Moni Ovadia, Beppe Giulietti, Livia Ravera, Fiorella Mannoia, Sabina Guzzanti e Beppe Grillo in videoconferenza da Bologna.

Ogni intervento, ogni frase sono accompagnati da uno scroscio di applausi. Così come ogni intervento e ogni frase sono accompagnati da aspre critiche da parte dell'informazione.

Antonio di Pietro definisce il lodo Alfano una legge incostituzionale e immorale. E afferma che l’Italia ha bisogno di alte cariche dello stato che siano innocenti piuttosto che impuniti. Sono quindici anni che un gruppo di persone - afferma - utilizzano le loro funzioni pubbliche per risolvere problemi di giustizia personale. Siamo in uno stato antidemocratico dove una casta comanda un popolo.

Rivolgendosi al “palazzo qui vicino” afferma: «Ogni volta che cittadini liberi e indipendenti si riuniscono in una piazza per far sentire la propria voce quella è politica. Ogni volta che un pregiudicato si candita in parlamento per non andare in galera quella è anti politica».

E chi può dargli torto?


Marco Travaglio afferma che Berlusconi ha promesso tanto ma al momento preferisce dare priorità ai suoi problemi. Il problema dei rifiuti a Napoli ancora non è stato risolto. Piuttosto la legge sulle intercettazioni è stata già messa a punto. Vieta ai giornalisti di parlare di qualsiasi indagine della magistratura fino a quando il processo non comincia. Questo è contro l’articolo 21 della Costituzione ed è contro la Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali tra le quali la libertà della stampa di diffondere notizie, in particolare quelle pubbliche.

Un Paese dove la stampa non può diffondere le notizie liberamente è un Paese dove la democrazia è in pericolo.

Ha espresso il suo dissenso nei confronti dei ministri che sono stati scelti da Berlusconi: io sono d’accordo questo consiglio sembra Striscia la Notizia con le veline! Come se non ne avessimo già abbastanza in televisione.

Inoltre, afferma che il lodo Alfano è contro l’articolo 3 della Costituzione: e chi può dimostrare il contrario?


Beppe Grillo afferma che vuole bene a
Napolitano, ma sonnecchia come Morfeo e firma tutto. Non mi sembra un’affermazione particolarmente offensiva, considerato che il Presidente della Repubblica è il garante della Costituzione e ha firmato il lodo che è completamente incostituzionale.


Sabina Guzzanti con ironia attacca la Carfagna, sollevando uno scandalo di cui lei di certo non ne ha colpa, ma che è una vergogna per la democrazia e la dignità di tutti gli italiani: non si può in un Paese civile nominare Ministro delle pari opportunità una ex valletta che ti ha fatto un bocchino.


Per saperne di più visitate il sito di Antonio di Pietro dove ci sono alcuni video degli interventi della manifestazione: http://www.antoniodipietro.it/

Il blog di Beppe Grillo con il suo intervento riportato integralmente: http://www.beppegrillo.it/

Il sito di Marco Travaglio con la lettera scritta di suo pugno indirizzata al direttore de l’Unità: http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/ e i video di tutti gli interventi della manifestazione, compreso quello integrale: http://www.chiarelettere.it/?id_blogdoc=1967085

Un cartello nel mezzo della folla recita: "Un popolo che se ne frega non ha dignità”. Ed è proprio quello che fanno gli italiani: ogni volta che torno posso solo constatare l’assoluta rassegnazione e il vergognoso menefreghismo di ciascun cittadino di fronte a scandali che superano ogni limite di tolleranza.

L’Italia sembra peggiorare ogni giorno e la colpa è di ciascun cittadino. Per fortuna ci sono persone che hanno ancora il coraggio e la volontà di dire quello che pensano e soprattutto di denunciare le cose come stanno veramente.

Mi viene sempre più voglia di tornare in Irlanda, ma evidentemente nemmeno questo in un Paese Anormale è possibile. Già, perché mi ritrovo imbottigliata nel traffico per un'ora e mezza mentre mi avvio in aeroporto e finisco addirittura per perdere l'aereo! Ahimè! Un giorno in più da trascorrere nel bollente inferno...

domenica 8 giugno 2008

Con limpidezza

La prima volta che partii dall'Italia fu nel 2005. Trascorsi l'intero anno nella bella cittadina inglese nota per gli antichi college: Oxford.


Dopo una breve pausa in Italia nel 2006, ripartii per l’Inghilterra per poi spostarmi poco dopo in Irlanda, a Dublino, dove vivo da allora.

Oggi, a giugno del 2008, sono più o meno tre anni che vivo lontana dalla mia patria.

Lo stato d’animo di chi vive all’estero cambia in continuazione: dalla nostalgia passa all'entusiasmo; dall'ottimismo al pessimismo; dall'allegria alla tristezza.

Ognuno reagisce a modo suo, s’intende, ma il pensiero e i ricordi di casa non abbandonano mai gli emigrati, neanche quando cercano di non pensarci.

Magari si vivono esperienze nuove e stimolanti, ma si perdono anche compleanni e ricorrenze varie: tutte le piccole cose che riempiono il cuore di bei ricordi e stanno lì a ricordarti quali sono le cose veramente importanti nella vita.

Io non ho scelto di vivere all’estero: la mia è stata una scelta quasi obbligata perché in Italia non ho trovato nessuno spazio per crescere e per costruire la mia vita.


Mi capita spesso di provare una nostalgia molto forte: mi manca la mia città dove ho vissuto per quasi trent’anni; la sensazione di stare a casa; i luoghi dove sono cresciuta; la mia famiglia; la mia casa; gli amici di sempre; i profumi e i colori della mia città. E mi ritrovo con gli occhi colmi di lacrime.

Un attimo dopo penso a cosa ho qui: un lavoro ben avviato e uno stipendio che mi permette di vivere i miei 31 anni con dignità. Negli anni che ho trascorso a Roma durante gli studi, ma anche subito dopo, non ho fatto altro che rincorrere con affanno un lavoro. E allora accettavo qualsiasi cosa, anche un lavoro a tempo pieno nella segreteria di un ufficio della Camera dei Deputati per 500 euro al mese. O di passare un'intera giornata in piedi a un congresso per 120 euro IVA esclusa. Durante gli studi avevo un lavoro la mattina, ma nonostante questo non sono mai stata in grado di pagare un affitto e quindi sono rimasta sempre a casa con mammà. Ora guadagno 2.400 euro netti al mese. E sono all’inizio della mia carriera. Posso pagare affitto, macchina, bollette e avere dei soldi sul conto alla fine del mese. E in quel momento mi ricordo perché ho lasciato il mio Paese e perché non ci ritorno, almeno per il momento.



Leggo in un articolo su ilGiornale.it del 5 giugno http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=266581 che si ritorna a parlare di Mani Pulite. Un certo Geronimo afferma che «la notte della democrazia è ancora lunga».

Ohibò! Ma chi è questo Geronimo?

Trovo la risposta sul blog di Antonio Di Pietro http://www.antoniodipietro.com/2008/06/le_menzogne_de_il_giornale.html#more: sembrerebbe si tratti di Cirino Pomicino.

Perché Cirino Pomicino se la prenda con Scalfaro non saprei dire. Ma questo mi fa pensare a quanta ingiustizia regna in Italia.

Perché io, come tanti altri, giovane di buona volontà dopo anni di impegno e studi non ho trovato spazio nel mio Paese?

Perché quando vivevo in Italia mi sentivo di non essere brava abbastanza per poter sperare di costruire il mio futuro, mentre magicamente appena messo il piede fuori dai confini nostrani si sono aperte tutte le porte della mia carriera?

Anni, decenni di mala amministrazione. Anni, decenni di politica sporca. Anni, decenni di furti da parte di politici nei confronti di tutti i cittadini italiani. Anni, decenni di totale menefreghismo per il benessere del Paese.

E allora io non riesco proprio a trovare una risposta ad alcuni dubbi che di conseguenza mi assillano.

Perché chi compie un omicidio riceve pene severe, mentre i politici che compiono omicidi inammissibili nei confronti di milioni di cittadini e nei confronti di un’intera nazione non ricevono alcuna condanna, o quei pochi che ne ricevono una se ne vanno a spasso in serenità?

Sì, omicidi inammissibili! Hanno ucciso un Paese, hanno ucciso la democrazia, hanno ucciso il futuro dei giovani, hanno ucciso la speranza di tutti i cittadini, di un'intera nazione!

In Italia regna una profonda ingiustizia; e sì Geronimo alias Cirino Pomicino ha ragione quando afferma che la notte della democrazia è ancora lunga. Lui, insieme a tanti altri, lo sa bene ma evidentemente gli fa più comodo fare così: nessuno ha mai neanche solo provato a dare il buon esempio come politico rappresentante tutti i cittadini.


Con limpidezza e con il cuore in mano, racconto le mie motivazioni e la mia storia: perché vivo lontana dalla mia patria e perché penso che la colpa non sia mia.

sabato 10 maggio 2008

Italians

Domenica 4 maggio la redazione del blog di Beppe Severgnini, Italians, ha pubblicato una mia lettera. Ecco il link:

http://www.corriere.it/solferino/severgnini/08-05-04/03.spm

Questa era la mia lettera, scritta dopo aver letto, sullo stesso blog, numerosi messaggi che annunciavano la morte della Sinistra in Italia e la fine dei privilegi dei borghesotti uomini di Sinistra:

«Caro Beppe, in questi ultimi giorni sto leggendo su “Italians” molti messaggi di lettori che annunciano la morte della sinistra. La sinistra è morta: mi sembra un bel modo di esprimere la situazione. Tuttavia, non capisco come mai ci si accanisce così tanto con i privilegi dei politici di sinistra, quando quelli di destra beneficiano di altrettanti. La sinistra non è mai riuscita a rimanere compatta, questo è vero. Gli italiani tirano a campare e faticano ad arrivare alla fine del mese, questo è vero. Ma come è possibile che questo sia colpa degli aristocratici borghesotti uomini di sinistra? L'ultimo governo di sinistra è durato poco più di un anno. Mi verrebbe piuttosto il sospetto che parte del lavoro che fu fatto nei 5 anni precedenti di governo di destra, in qualche modo possa aver influito su questo... Silvio Berlusconi, nuovo capo del governo, beneficia di più privilegi di tutti gli uomini di sinistra messi insieme. Ma a quanto pare questo non ha alcuna importanza. Aspettiamo di vedere prima i miracoli che farà il nuovo governo. Io scommetto che non ve ne saranno. La sinistra è morta. E la destra? Chissà, forse sta solo aspettando di conoscere i suoi malanni... La maggioranza degli italiani non legge giornali stranieri, ma io che vivo all'estero lo faccio e vi assicuro che nessuno riesce a capire come gli italiani possano ripetutamente eleggere Silvio Berlusconi con tutti i suoi interessi coinvolti nell'amministrazione del Paese. Il primo passo che tutti gli italini dovrebbero fare è capire che continuare a discutere se sia meglio la destra o la sinistra è il vero problema dell'Italia. Nessuna delle due funziona al momento: piuttosto bisognerebbe fare un bel rinnovo della politica e cercare di far finalmente funzionare le cose come dovrebbero. Meditate gente, meditate!»


Ecco le email che ho ricevuto in risposta da parte dei lettori di Italians:

«Ho apprezzato il post su Italians, per dieci anni la politica Italiana l'ho vissuta anch'io dall'estero (California). Da tre sono in Italia (ho scelto l'Umbria, somo originario della provincia di Napoli) e cerco disperatamente sbocchi nel campo turistico (fatto un corso di operatore turistico), ho avviato un B & B e lavoro part time come cameriere.

Adesso ho una gran voglia di ritornare all'estero (mi piace vivere in Italia ma è molto difficile constatare questa attuale situazione), forse non subito gli States ma Inghilterra e Spagna (per la lingua soprattutto). Quando Berlusca ha ricominciato con le sue, (gesto del mitra e Trenitalia che compra Alitalia) mi ha fatto capire che gli Italiani sono sotto sedativo mediatico, è l'unica spiegazione che riesco a trovare.»


«Cara arianna,

anche se non ci conosciamo, mi permetto di scriverti per dirti che condivido la tua visione dello scenario politico attuale in Italia.

Aggiungo solo qualche mia considerazione.

La sinistra ha avuto ben due occasioni "storiche" per governare (il primo ed il secondo governo Prodi), e le ha sciupate entrambe; non sto qui a descrivere le ragioni, che probabilmente conosciamo bene.

La destra, pur altrettanto composita ed eterogenea, riesce a restare apparentemente compatta, in virtù del suo leader, che è un uomo di immagine (non so se di sostanza!), ma in realtà governa malissimo, soprattutto agli occhi degli Stati esteri, dove i media non sono tutti asserviti a chi sappiamo noi.

Perciò concludo la mia breve analisi dicendo che in realtà, in Italia, non è morta la sinistra o la destra, ma è morta la "Politica", in quanto è morta l'ideologia; e questo penso che sia ancora peggio!

Non so se sei d'accordo.

Cordiali saluti.»


«Gentile Arianna

ho letto le tue riflessioni ,condivisibili, nella lettera pubblicata su Italians. Si potrebbe discutere molto sui temi che hai toccato, ma prevedendo le molte e-mail che ti arriveranno, alcune anche di insulti, sarò breve: tu dici che gli italiani non leggono la stampa estera, e questo forse non sarebbe il maggiore dei mali .Il fatto è che gli italiani non leggono neanche la stampa italiana, non leggono libri, niente di niente.Il 70% degli italiani ha come unica fonte di informazione la televisione, e con una televisione dominata da Berlusconi, come si può pretendere di creare una coscienza comune nazionale, un senso civico o politico minimamente decente ?

La frase più illuminante è stata detta da Marcello Veneziani, uno dei pochi intelettuali di destra italiani, non so se lo conosci ; ebbene alcuni anni fa il Veneziani disse: "il problema italiano è che la gente di sinistra legge solo gli autori di sinistra ,mentre la gente di destra non legge nulla.

E questo spiega tutto»


«e` da augurarselo che non ritorni piu`. Con quelli uomini cosi` indietro col presente che cambia in ogni dove, nessuno ha bisogno di gente simile che per oltre un secolo ha solo parlato di lavoratori, di scioperi, di interessipersonali, nascosti sotto il loro sedere sulle poltrone che hanno solo sopportato il loro peso politico ,con l'occhio al passato. La sinistra europea? Bisogna guardare avanti e immitare i Paesi piu` avvanzati e non perdersi dietro ideologie di mio nonno.

Lasciamoli nel loro limbo quei fantasmi di una volta: quelli sognano il sole dell'avenire, ma quello, e` gia` tramontato e quindi auguriamo a quei partiti di una volta,un buon vuaggio.

Berlusconi? Dovra` cambiare tattica e non lasciarsi intaccare dalla destra it, che puzza di passato anche quello.

Ci vogliono Donne e Uomini nuovi con idee nuove. Altro che i garofani, le margherite le rose bianche . Troppo fantasia non serve e la politica non e` un ritrovo botanico, ma un posto per studiare cose nuove eutili a tutti. Basta con i bandieroni in piazza e anche i Sindacati Italiani devono essere votati ogni 4-5 anni.Cambiare gli uomini e non sempre gli stessi musi che ostacolano persino il goveno a volte.E chi sono per essere sempre intervistati? Dei Padreeterni ?

Al disopra del governo non ci deve essere nessun e se oggi c'e` Berlusca, che sappia che al disopra di lui c'e` l'interesse di tutti gli italiani, semmai. Guai che se lo dimentichi,altrimenti...ZACK ! e si cambia musica, ma mai piu` con la sinistra testona.

Cordiali saluti»


Questa non è nemmeno una risposta...

«http://difendiamoambientefiesso.blogspot.com/


QUANDO COMINCERANNO A DIFENDERSI I GIOVANI?

Orlando

Il precariato tremerà quando i giovani cominceranno a dire basta

Caro Severgnini, complimenti per la risposta secca e chiara alla studentessa che denuncia, si fa per dire, il menefreghismo del suo docente ("Aspettando un professore assenteista (seconda puntata)", Emma C, 23 aprile). La lamentela a vuoto, ecco la piaga di molti giovani e una delle ferite aperte del nostro Paese. Troppi ragazzi, poi adulti sottopagati e precari sfruttati, non sono capaci di coraggio, cioè di dignità. Non sanno rivendicare un ruolo sociale, non sanno conquistarsi con la forza delle idee e la voce se necessario un posto nel mondo. La ribellione si può fare con educazione. Ma non è quella dei blog, delle parolacce sparate al bar contro i grandi, del casino in manifestazione. E' coraggio di avere una idea di giustizia, costi quel che costi. Sono d'accordo con te. Lo disse anche Alesina a "Otto e Mezzo" di Ferrara: il precariato tremerà quando i giovani cominceranno a dire basta. Stessa cosa per le università, piene di baroni tronfi e arroganti. Ragazzi, pagate la retta: pretendete colloqui, tesi corrette e consigli culturali. INDIGNATIO FECIT VERSUS!»


«Sara` perche` vivendo all'estero non capisci bene come funzionano le cose qua? Io credo proprio di si.»


«Gent.le Sig.ra Agnelli,

stando all'estero ha forse perso di vista la spiegazione piu' semplice di quanto avvenuto recentemente. Stiamo semplicemente diventando una normale democrazia occidentale ed il merito e' proprio dovuto alla nascita del PD che, peraltro, non poteva nemmeno rivendicarlo. Infatti nessuno ha spiegato chiaramente cosa significasse la decisione di Margherita (ex DC di sinistra) e DS (ex postcomunisti) di confluire in un unico partito "ritenendo cessate le esperienze di cui erano portatori". E quali erano queste esperienze ? Il tentativo iniziato nel 1963 e durato fino all'uoltimo governo Prodi di governare l'Italia conciliando il pensiero marxista socialcomunista con quello della sinistra cattolica antiliberale. Siamo stato l'unico grande Paese occidentale che ha rifiutato per 45 anni di capire che la serie ripetuta di tali tentativi sono sfociati solo in fallimenti continui. Ci sono voluti 19 anni per comprendere che la cauta dell'URSS aveva segnato la fine delle illusioni marxiste. Non e' morta la sinistra ma si e' semplicemente preso atto che riformismo, che altro non e' se non socialdemocrazia, non puo' collaborare con chi scrive nei propri statuti la volonta' di superare la societa' capitalista seguendo gli insegnamenti della filosofia di Marx. Io ho 73 anni, non ho mai fatto politica attiva, ma da liberale e' dal 1963 che esprimevo la mia meraviglia per un'operazione di puro potere che quella parte della DC che aveva rinnegato l'insegnamento di De Gasperi e la sua linea liberale che aveva permesso la ricostruzione dell'Italia, l'inizio del benessere economico di massa ed una chiara scelta in politica estera, guardava a sinistra per allearsi con Nenni massimalista legato a filo doppio con Togliatti. Quella linea ci regalo' il movimento del '68, le lotte sindacali del '69 che diedero un assurdo strapotere ai sindacati, lo Statuto dei Lavoratori del '70, gli anni di piombo, il fallimento della politica centralista nel '92 con la necessita' di riprivatizzare le aziende IRI, il fallimento di un welfare che si tradusse in clientelismo elettorale ed infine Tangentopoli. Molti con tipica furbizia italica pensarono che, nonostante la caduta del Muro, si potessero riprendere gli antichi giochi di sinistra, questa volta con assoluta maggioranza della sinistra, che Berlusconi impedi' con la sua discesa in campo. La sconfitta del '94 di Occhetto insegno' ai postcomunisti che gli italiani non li volevano al potere ed allora si inventarono di non presentare piu' un loro segretario come candidato premier e scelsero Prodi. Sempre pero' mantenendo la coalizione con i vecchi compagni di strada con falce e martello. Due volte vinsero nel '96 e nel 2006 e due volte Prodi falli' dopo due anni. Perche' e' cosi' difficile leggere la storia ? Finalmente qualcuno l'ha capito e senza dare spiegazioni se non una sciocca ed insistita ricerca del "nuovo" ha avviato la riforma indispensabile al sistema politico italiano co PD. Berlusconi che da sempre aspirava alla creazione di un grande partito unico, specie dopo la difficile esperienza della coalizione di governo, ha colto la palla al balzo ed ha seguito Veltroni col PDL.. Gli italiani che sono meno stupidi di quello che i troppi pseudointellettuali di sinistra hanno sempre pensato, hanno a loro volta approfittato dello strumento messo a loro disposizione e col tanto deprecato "porcellum" hanno fatto chiarezza riducendo a 5 i partiti in Parlamento. Veltroni era evidente che doveva passare attraverso le forche caudine di una sconfitta per seguire il sogno di un'Italia moderna dove si confrontano due grandi partiti che accettano le regole di una liberaldemocrazia capitalista, come in tutti gli altri Paesi occidentali. E' stato cancellato il sogno di Bertinotti di voler perseguire una politica con forti contenuti marxisti che partisse dal riconoscimento della storia del PCI. Lui, rifondatore comunista volle per se la terza carica dello stato auspicando che alla prima venisse eletto una personalita' dal chiaro e specchiato passato comunista. Questo e' quanto incarna Napolitano della cui onesta' morale ed intellettuale nessuno dubita ma che fu l'uomo che 50 anni fa condivise totalmente la repressione della rivolta ungherese con i carri armati dell'Armata Rossa. La Storia non e' fatta di battute piu' o meno spiritose ma di lacrime e sangue. Onore a Veltroni per la decisione di riconoscere l'impossibilita' per dei riformisti di collaborare al governo con i comunisti ma ora che i giochi elettorali sono finiti, non tema a rivedere criticamente gli errori degli ultimi 40 anni. La Destra non e' il vecchio ma il convincimento che i mali si possono curare solo affrontando gli enormi problemi che ci sono in una visione liberale o socialdemocratica dei problemi. La Cina sta progredendo enormemente perche' in economia ha adottato strategie liberali per competere sul mercato globalizzato. Il liberalismo come il sistema democratico, parafrasando Churchill, e' il peggiore dei sistemi esclusi tutti gli altri. Forse sarebbe bene spiegasse agli stranieri che finalmente anche in Italia siamo diventati come loro con tutti i difetti degli ultimi arrivati. Berlusconi, Veltroni ed altri passeranno ma rimarranno nella storia col merito di aver fatto dell'Italia un Paese moderno.

Scusi la lunghezza e voglia gradire i piu' cordiali saluti.»


«Eppure mi sembra semplice, cara Arianna!

Eleggere ripetutamente Berlusconi riflette, tra l'altro, l'edonismo di moltissimi italiani, che si sentono piu' sicuri con un loro simile, piuttosto che con politici intellettualmente e tecnicamente piu' preparati come Padoa-Schioppa. Dall'Estero questi aspetti risaltano perche' contrastano fortemente con pratiche democratiche collaudate, come il rispetto del cittadino. I nostri criteri di giudizio politico e rispetto delle nostre strutture di Stato sono ben poco informati al benessere nazionale, bensi' al nostrum particulare. Chi meglio di Berlusconi potrebbe rappresentare questa naturale tendenza culturale della nostra gente?

Cordialmente.»


«Il fatto gli è che ogni schierato guarda i guai di casa altrui ignorando i propri.»


«Gentile Agnelli,

dovrebbe meditare Lei, che vive all'estero. Il conflitto di interessi di berlusconi, è un vantaggio per il Paese. Vogliamo una persona che abbia CHIARAMENTE i suoi interessi in Italia. Lui farà i SUOI interessi ed anche i nostri, di conseguenza. Non ci piace la gente, di cui alcuni col suo cognome, che possono vivere a New York o Londra o parigi, indifferentemente, portandosi dietro il malloppo, dopo aver liquidato tutte le attività italiane. Questi non sono affidabili per gli interessi degli italiani che tirano la carretta.

Chiaro?

Buona giornata.»


«Cara Arianna,

il vero problema non e' la morte della destra o della sinistra! il vero cadavere e' l'italia e nessuno la puo' resuscitare!

I problemi non sono piu' politici, ma solo materiali e quindi irrisolvibili. E' come un malato di cancro che cerca di vivere un po' di piu' con la chemio ed altri palliativi, ma il male procede inesorabile.

Sarebbe ora di smetterla con la patetica demagogia "destra o sinistra", in vero il problema e' che ormai le vacche sono scappate (leggi: hanno rubato piu' del pensabile) e nessuno le puo' ritrovare!

Una persona lungimirante puo' solo considerare di scappare quanto prima (avendone le possibilita').

Ad ogni modo, i miei migliori auguri dal posto (fortunatamente e felicemente) piu' lontano al mondo dall'ex belpaese e dal vaticano.

Cheers from a proud kiwi»


«Buongiorno Arianna

Io non sono di sinistra, perlomeno non di estrema sinistra. Triovo giusto e condivido quanto dici.

Ho letto più volte cosa pensano all' estero (Economist, Time ecc) del nuovo incarico a Mr B, il proprietario del 70% di TV e stampa, che in nessun altro Paese sarebbe possibile.

A parte le gaffes, le vanterie, le barzellette sceme, le dichiarazioni fuori luogo, meraviglia come tanto popolo ne sia entusiasta, lo voti e nessuno faccia mai riferimento esplicito al suo passato. Per informarsi compiutamente basta leggere su internet, ad es. www.silvioberlusconi. C'è tutto, ma proprio tutta, compresi i "miracoli" del "nostro".

Buona lettura.

Salve»


«Cara Arianna

I privilegi del Berlusca se li è guadagnati sul campo, come quelli dei suoi omonimi di un tempo ormai lontano.

Io medito e trovo che abbiamo avuto una Agnelli ministro degli esteri, e non un soffio é arrivato da destra, anche se i proventi venivano incassati e le perdite le pagava lo stato, come esattamente succede ora, ma gli Agnelli compresa Lei allora stavano zitti. Seguiti a fare come loro, sarà un vantaggio per la verità.

Il Berlusca è l'ultimo ad aver bisogno dei vantaggi, e quando parla lo capiscono tutti, eccetto naturalmente i trinariciuti, ma per quelli non c'é speranza, e se la sinistra morirà, loro li avremo ancora per secoli.

Forse invece che trinariciuti si potrebbe usare un'altro termine, a Lei la scelta.

Buona Domenica

PS: La sua lettera é stata pubblicata, e pertanto chi la legge ha il diritto di replicare. Ho deciso di avvalermi di questo diritto e spero di non averla disturbata»


«Arianna Agnelli

>...nessuno riesce a capire come gli italiani possano ripetutamente eleggere Silvio Berlusconi...<

E riescono a capire come gli italiani possano eleggere Caruso, Luxuria, Pecoraro, Bassolino etc.?

Prodi:

- dopo i girotondi al tempo del governo B., P. ha battuto il record con 103 poltrone. Si è giustificato dicendo: Fassino per i DS e Rutelli per la Margherita mi avevano chiesto un numero adeguato di posti al Governo. E lui cosa è? un quaquaraquà?

- i giornalisti tedeschi chieseto a P.: Schroeder del P. Socialista E. si è rifiutato di fare un governo con la Linke, Sinistra, come mai P. non del P. S. E. porta i Comunisti al Governo? P. rispose: i Comunisti sono pochi, sono folclore, cioè sono una buffonata. A me non sembra. Secondo me, il giorno peggiore per il Governo P. è stato il 20 ottobre 2007 con il corteo dei Conunisti da Piazza Esedra a Piazza San Giovanni, dove venne esaltato Pietro Ingrao sul palco che diceva: Lotta Continua, per l'abbattimento del capitalismo. Surreale. La tv La7 ha ripreso la manifestazione. Uno diceva sprezzante: Prodino, un altro: Prodi traditore.

- e la Fabbrica del Programma? Partorì 281 pagine di un programma fonte di litigi, etc.

>...continuare a discutere se sia meglio la destra o la sinistra è il vero problema dell'Italia...<

A me sembra che tu sia molto ideologizzata. Vota pure per Bassolino, discute molto bene, parla benissimo, merita una laurea honoris causa, ma non fa un ca..o.

In conclusione secondo me tu sei di parte, ottusa, con evidenti paraocchi. Medita tu invece.»


«Gentile Signora Agnelli,

almeno non ci sarano 28 voti di fiducia in ~ 2 anni come con la sinistra e, salvo imprevisti, il governo durerà per 5 anni.

Cordiali saluti dal Belgio»

mercoledì 30 aprile 2008

25 aprile 2008: l’Italia (libera) si risveglia

Il 25 aprile gli italiani hanno festeggiato la festa della liberazione.

Fra questi, 1.300.000 hanno anche celebrato il V2-day organizzato da Beppe Grillo. In 500 piazze, in Italia e all’estero, oltre un milione di cittadini italiani hanno voluto far sentire simbolicamente la loro voce. La raccolta delle firme aveva come obiettivo l’informazione libera, in particolare le proposte erano: l’abolizione dei finanziamenti pubblici all'editoria, l’abolizione dell'ordine dei giornalisti e l’abolizione della legge Gasparri.

Berslusconi ha vinto, questo è vero, ma sempre più italiani sono stufi dell’andamento della politica e, non appena ne hanno l’occasione, fanno tutto quello che è nelle loro possibilità per cercare di arginare i danni che affliggono la vita di tutti i cittadini.

Purtroppo in Italia la diffusione di internet è ancora molto bassa. E visto che Beppe Grillo, come si sa, ormai da tempo non viene più invitato di buon grado in televisione e, invece, diffonde le sue idee e proposte sul suo blog, si capisce facilmente che non tutti gli italiani potenzialmente interessati a partecipare alle iniziative di Grillo ne vengono a conoscenza per tempo.

Ma il primo V-day, che già fu un piccolo successo di suo, fu un forte e deciso passa parola. I telegiornali possono anche non diffondere la notizia di una raccolta di firme organizzata via internet, 300.000 italiani sparsi per le piazze di tutta Italia, invece, si possono far certamente sentire.

Infatti, si è passati da 300.000 firme a 1.300.000 e non mi sorprenderebbe se al V3-day le firme fossero ancora di più.

Perché Beppe Grillo è un comico e bisogna lasciare la politica ai politici, questo sì, ma i politici non possono sperare che gli italiani se ne stiano zitti per sempre mentre loro continuano ad amministrare il Paese seguendo i loro interessi, personali e non.

Grillo è uno dei pochi che dice le cose come stanno. Chissà, forse nessuno dei politici lo prende sul serio perché pensano che sia innocuo. Innocuo forse sì, ma se è l’unico appiglio che rimane ai cittadini stufi, potrebbe anche diventare più pericoloso di quanto non sembri.

Le cose prima o poi devono cambiare. Le cose prima o poi cambiano sempre.

E non importa se i giornali hanno dato poco spazio a questo V2-day, non importa se, ora che Berlusconi è al governo, si inventerà qualche legge in più per salvarsi il di dietro senza pensare a quanto questo possa essere letale per il Paese.

Che festeggino pure! Tanto le cose prima o poi cambieranno.

In un articolo su Repubblica.it del 29 aprile si parla di Irene Tinagli, la ricercatrice italiana del team dell'americano Richard Florida il padre della "teoria della classe creativa", che nel suo Talento da svendere, in uscita da Einaudi, fa un quadro molto dettagliato della situazione in Italia.

Università? Dal 2004 le iscrizioni sono in calo di circa 6-8 mila unità l'anno. Gli atenei italiani offrono 5434 corsi di laurea diversi, ma le matricole sono cresciute solo del 2 per cento e i laureati di primo livello trovano lavoro più tardi e peggio pagati dei diplomati. Un quadro non del tutto rose e fiori.

Stipendi? Una media di 26.700 euro annui per i laureati contro i 17.700 dei diplomati, media che però non tiene conto degli stipendi più alti ottenuti solo dopo anni di anzianità. In pratica se si arriva alla fine del mese senza essere in rosso ci si può considerare fortunati.

Le imprese? Pare che l'Isfol si sia preso la briga di contare gli annunci di offerte di lavoro: nel 2006 tre su quattro non chiedevano alcun titolo di studio, il 7% in più di tre anni prima. Sotto la soglia degli 800 euro mensili, calcola l'Ires, c'è il 14 per cento dei licenziati elementari, il 14,1 dei diplomati e il 28,2 per cento dei laureati. Inoltre, nei Paesi Ocse siamo quello che paga meno i laureati tra i 30 e i 40 anni. Si può affermare con certezza che gli impiegati in Italia non si sentono messi al primo posto dalle imprese.

Secondo la Tinagli, oltre a università e impresa, un altro problema che influisce alla mancanza di un habitat ideale per coltivare il talento sarebbe la geografia.

Tra tutti gli europei, secondo il World Value Survey, gli italiani sono quelli che gradiscono meno (29%) avere per vicino di casa un gay. Italiani bigotti?

E ancora, solo il 21% dei nostri manager è donna, contro il 35 in Germania e il 31 in Spagna. Italiani maschilisti?

E per finire: 48 italiani su cento non sanno usare internet, la maggioranza non sa neanche una lingua straniera e, quasi la totalità, non sa cosa succede nel mondo.

Caro Cavaliere, Beppe Grillo queste cose le ripete tutti i giorni.

Lei, oltre a regalare al suo amato popolo due veline nuove ogni stagione, ha pensato anche a come risolvere tutti questi problemi che arenano la sua stessa patria e la allontanano dal progredire per rimanere al passo coi tempi?!


Il 25 aprile finito il lavoro ho raggiunto i ragazzi del Meetup di Dublino che, proprio nel centro di Dublino, avevano organizzato non solo la raccolta delle firme per il V2-day – se pur non riconosciuta dall'ambasciata - ma anche un efficiente lavoro di volantinaggio per informare italiani e non di cosa stava succedendo.

Ben 109 italiani hanno firmato, alcuni dei quali fermando i ragazzi mentre tornavano a casa, e anche 25 fra irlandesi, spagnoli inglesi e brasiliani hanno voluto dimostrare la loro solidarietà con una firma.

Molti si sono avvicinati chiedendo di cosa si trattasse.

Proprio prima di smontare il sito allestito, un uomo con la pipa, i capelli grigi e il cappello alla Sherlock Holmes si avvicina e mi chiede: «Per cosa state manifestando?». Io gli spiego e gli do il volantino in versione in inglese. Lui mi fa: «Pensavo che l’Italia fosse una democrazia...» e, sempre con la sua pipa, si ferma un momento appoggiato al muro del vicino palazzo e con aria interessata legge il volantino.

mercoledì 16 aprile 2008

Elezioni sì, elezioni no

Dunque, si è votato.

Berlusconi festeggia il suo terzo mandato con orgoglio e promesse; Veltroni assaggia la sua sconfitta; Prodi rivela la sua intenzione di lasciare la presidenza del Partito Democratico; Rutelli e Alemanno finiscono al ballottaggio per le elezioni del sindaco di Roma.

Cosa aspettarsi da queste elezioni politiche? Un bel niente. Perché non cambieranno le cose. Negli ultimi 40 anni si sono susseguiti la bellezza di 60 governi. E se una legislatura dovrebbe durare 5 anni, si capisce facilmente che se ne sarebbero dovuti susseguire solo 8.

Berlusconi non è la persona che risolleverà le sorti dell’Italia: l’enorme debito pubblico non potrà essere risanato dalla diminuzione delle tasse. Il tasso di crescita dell’economia non aumenterà grazie alle brillanti leggi messe a punto dal nuovo Presidente del Consiglio.

Nemmeno Prodi era all’altezza, nonostante anche lui ci abbia provato. Ho apprezzato molto, tuttavia, la motivazione che ha dato a fronte delle sue dimissioni: dopo 20 anni lasciare la presidenza a candidati più giovani mi è sembrato davvero un bell’esempio.

Quello che mi domando di fronte ai risultati delle elezioni è: come mai tutto il resto del mondo si continua a chiedere come possa una figura come quella di Berlusconi - piena di interessi personali e conseguentemente non adatta al ruolo di presidente del consiglio - essere eletta dal popolo, mentre invece quasi la metà degli italiani lo vota senza battere ciglio?

Purtroppo l’Italia è arenata nella mentalità dell’antagonismo: nord contro sud; Milan contro Inter; Roma contro Lazio; fascisti contro comunisti; ricchi contro poveri; destra contro sinistra; sinistra contro sinistra...

Non importa raggiungere obiettivi comuni di benessere e stabilità; l’importante è vincere o, se proprio questo non è possibile, cercare almeno di far perdere l’avversario.

E il gioco è fatto: ecco svelate le ragioni della vittoria del sorridente Cavaliere.

Sarà difficile che gli italiani riescano ad aprire gli occhi su come stanno veramente le cose nella loro stessa patria. D’altronde come si può biasimarli? Se hanno sempre e solo vissuto nel loro Paese natale, se hanno sempre e solo visto funzionare le cose in questa maniera, come possono anche solo immaginare che esistano altri sistemi di governo? Sarebbe come chiedergli di credere negli extraterrestri!

Il settimanale The Economist ha già previsto per il futuro dell'Italia una crisi paragonabile a quella verificatasi in Argentina. Chissà, forse se lo diventerà davvero, allora forse qualcuno inizierà a sospettare qualcosa. Sebbene in molti lo devono aver già capito, visti i risultati di un’indagine globale effettuata da Kelly Services: il 51 per cento degli italiani ha cambiato città per ragioni di lavoro e il 23 per cento ha cambiato anche nazione.alcuno inizierà a sospettare qualcosa. onomica che potrebbe ricalcarecose in questa maniera, come possono anche

Sapete un cosa? È una gran perdita di tempo anche solo dibattere di queste elezioni.

Immaginate una stanza. È una stanza vecchia e abbandonata che nessuno più cura da tempo. Le pareti sono grigie e l’intonaco è caduto dal soffitto. Tutti gli angoli sono decorati con ragnatele che pendono disinvoltamente. Il lampadario dondola stupidamente senza una ragione: non ha più nemmeno una lampadina.

Pochi mobili, vecchi e mangiati dai tarli, si appoggiano tristemente alle pareti con un aspetto desolato e trascurato. Il pavimento è a mala pena visibile, sommerso da ogni sorta di carta e rifiuto.

Eppure voi avete regolarmente pagato diverse agenzie di pulizie e manutenzione... Cosa fareste? Accettereste di ascoltare le scuse delle une e delle altre?

Quello che fareste sicuramente sarebbe fare TABULA RASA. Buttereste tutto e fareste ristrutturare completamente la stanza. Dopodiché, cerchereste un’impresa di pulizie e una di manutenzione nuove, assicurandovi questa volta di poterle tenere sotto controllo per evitare che si ripeta il malfatto.

Perché la nostra politica deve essere più complicata? Se pensate in piccolo le cose vi sembreranno più semplici.

Io come italiana emigrata all’estero spero che il mio Paese si risvegli. Perché lo amo. Ma vedo tutti i difetti da cui non riesce a liberarsi. E me ne dispiaccio.

Elezioni sì, elezioni no?... Pagliacciata sì, pagliacciata no!

Che si rifaccia da capo tutto! Che vadano a casa tutti e si riscrivano le leggi per renderle più al passo coi tempi! Che si inizi a pensare con la mentalità del lavoro pulito, di diritti e doveri veri e di giustizia, equità e libertà.

I politici non dovrebbero avere il diritto di candidarsi per più di tot anni e dovrebbero avere stipendi e benefit più bassi.

Ci dovrebbero essere meno partiti e più unità in Parlamento.

Il debito pubblico dovrebbe essere sanato e la priorità dovrebbe essere quella di aumentare la qualità della vita di tutti i cittadini.

Non dovrebbero esistere più progetti di sviluppo finanziati con fondi pubblici lasciati a metà.

Bisognerebbe creare un sistema universitario al passo coi tempi, che apra davvero la strada del mondo del lavoro ai giovani.

Bisognerebbe creare più libertà e flessibilità nel mondo del lavoro. Magari anche privatizzare alcune delle strutture che ora sono pubbliche.

Bisognerebbe rivedere il sistema delle tasse. Se sono troppo alte e se si tende a evaderle per questo, che vantaggi offrono al Paese?

Ma che elezioni? Questa è una pagliacciata colossale.

lunedì 31 marzo 2008

Napoli: l’ultima vittima della nostra politica

Il centro storico di Napoli è uno dei luoghi nominati dall’UNESCO come Patrimonio Mondiale, insieme al Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano a Salerno, alla Costiera amalfitana, alle aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata e alla Reggia, al Parco e a San Leucio di Caserta.

La bellezza, il fascino nonché il patrimonio storico e culturale di questi luoghi sono preziosi e inestimabili. E, soprattutto, appartengono a tutti o per meglio dire, appartengono al mondo intero!

Mentre l’Italia festeggiava la Pasqua con colombe e abbacchi, la Campania piangeva il suo male, vittima della mala amministrazione che ha finito per penalizzare non solo la vita dei cittadini del capoluogo, ma anche l’economia turistica dell’intera regione.

La vergognosa situazione dei rifiuti a Napoli, infatti, ha influito nella scelta delle mete turistiche per le vacanze pasquali, mettendo in ginocchio l’intera regione. Come a dire: oltre al danno anche la beffa.

Mentre il Parlamento europeo ha preso atto della situazione, ricordando che chi non rispetta la normativa UE in materia di gestione dei rifiuti rischia di pagare delle multe, i turisti hanno manifestato il loro dissenso preferendo luoghi - come dire - un po' più puliti.

In questo momento doloroso per una regione bella e variopinta, voglio rivolgere un pensiero a tutti i cittadini onesti che hanno subito questo danno.

A mio parere, Napoli altro non è che la cartina di tornasole della situazione politica generale in Italia. La situazione è purtroppo delirante in tutto lo Stivale, a partire ovviamente dal suo centro nevralgico: il Parlamento a Roma.

Coloro che hanno amministrato e amministrano il nostro Paese, non hanno evidentemente nemmeno per un istante pensato che ciò che è loro dovere amministrare non è loro diretta proprietà, ma piuttosto un bene comune. Dimenticando questo, sono passati in secondo piano tutti gli aspetti più importanti da prendere in considerazione nella buona amministrazione di un Paese: il benessere dei cittadini e dei territori, l’ordine e la giustizia.

Ma in realtà hanno fatto ben peggio: sono andati a rubare beni che non gli appartenevano – fondi pubblici - e hanno peccato di negligenza nell'occuparsi di questioni riguardanti il benessere di tutti (anche perché dubito che potrebbero essere mai negligenti quando le questioni invece riguardano il benessere personale).

E le cose non possono che peggiorare. Ora si parla di calo del flusso turistico, ma poi dove si arriverà? Al taglio delle esportazioni di mozzarelle di bufala alla diossina? Già iniziato...

D’altronde, se mi chiedessero: «Vuoi una bella mozzarella fresca cancerogena?» anche io direi: «No, grazie! La mozzarella di bufala è molto buona, ma ci tengo alla mia salute!». Ma anche questo è un danno economico enorme per l'intera regione.

Penso a come si può rovinare un Paese: negligenza, mala amministrazione, menefreghismo, presunzione, camorra, caos.

Il peggioramento è e rimarrà inarrestabile fino a quando si continueranno ad amministrare così le situazioni del nostro Paese.

L’augurio che faccio alla Campania e al resto delle regioni italiane, è che presto le erbacce vengano completamente sradicate, che si faccia pulizia di ciò che è veramente sporco e maleodorante in Italia, per permettere la crescita di nuove piante: questa volta sane e fruttifere!

Ma per far sì che questo si realizzi veramente il primo passo da fare è rendersi conto di come stanno veramente le cose.

Rendiamoci conto che la situazione in Italia è VERGOGNOSA e INACCETTABILE.

Allora, forse, le cose potrebbero cominciare a migliorare.

sabato 22 marzo 2008

Riflessioni linguistico-sociologiche

Una pausa dedicata ad alcune riflessioni.

Ricordo ancora il video in cui Francesco Rutelli presentava il sito dedicato al turismo in Italia - italia.it - già morto tristemente, andandosi ad aggiungere alla lunga lista di progetti per lo sviluppo in Italia iniziati e mai conclusi (non apro qui una parentesi per ricordare lo spreco di soldi pubblici continuo e inarrestabile).
Per chi non lo avesse visto ecco qui sotto il link di YouTube:

http://www.youtube.com/watch?v=Lp2uDyzxP6g&feature=related

Si vede il bel Francesco alle prese con un inglese maccheronico. Noi, popolo italiano, siamo rappresentati all’estero da persone di tale cultura. Sì, perché saper parlare almeno l’inglese al giorno d'oggi è diventata una semplice conoscenza di cultura generale. E quindi ci si aspetta che, almeno chi ci rappresenta, lo sappia a un livello intermedio. Vi invito tutti a farvi una bella risata guardando la versione di Tetris dello stesso video:

http://www.youtube.com/watch?v=H78j-C8WsiM&feature=related

Non vi sembra più credibile e veritiera della prima? (Ohibò!)
Il fatto che sia una vergogna, e che ci metta al centro del ridicolo nella Comunità europea, è ovvio. E, se è ridicolo, il motivo è da ricercare nel fatto che per il resto della Comunità europea, invece, l’inglese non è un problema, o quantomeno i ministri lo sanno parlare. Chissà, magari alcuni di loro hanno anche fatto un programma Erasmus. Dubito che lo abbia fatto Rutelli, però.

Prendere Rutelli come esempio, mi porta a ragionare sulla scarsa diffusione della conoscenza della lingua inglese in Italia. Eppure, quasi a voler contrastare questa verità, sempre più vocaboli inglesi invadono tutti gli ambienti: dal lavoro a internet, dalle riviste alla televisione, fino ad arrivare persino alla politica.

Come linguista riconosco il fatto che le lingue per loro natura sono mutevoli. Quindi, non ci sono delle regole fisse e il vocabolario stesso è in continuo progredire. Detto questo, vorrei esprimere la mia opinione riguardo all’invasione di vocaboli inglesi nella lingua italiana. Centinaia di parole risiedono abusivamente nella nostra lingua. Soprattutto nel campo del lavoro. E io mi chiedo: invece di riempirsi la bocca con parole di cui non si conosce il significato, al solo scopo di sembrare professionali e convincenti, non sarebbe meglio riempire le metodologie e gli standard? Quello che intendo dire è: se invece di rubare tutte le parole inglesi, rubassimo tutti i metodi di lavoro inglesi, ci guadagneremmo.

Che senso ha dire: «Il business plan verrà esposto dal management nel meeting di domani», quando chi riceve la notizia è con ogni probabilità un poveretto che sgobba per 900 euro al mese, con un contratto a progetto come operatore telefonico?... Io mi sentirei presa in giro. Se mi mandi una comunicazione del genere voglio uno stipendio fisso e dignitoso, in una società che tratta i suoi dipendenti come la risorsa più preziosa. Ma non solo: voglio anche un ufficio arredato modernamente, con una bella stanza per le riunioni munita di lavagne, tabelloni e schermi per le proiezioni. Allora sì, viene un bel meeting.

E ancora, che senso ha dire: «Il briefing ha sottolineato la location preferita e il know-how necessario per questo task», quando chi riceve la notizia sta semplicemente leggendo le istruzioni per la realizzazione di una pubblicità di una mozzarella, da effettuarsi - che so - nel Casertano?

Accogliere parole straniere nel nostro vocabolario va bene. Abusarne no.

Secondo Almalaurea, a un anno dalla fine degli studi universitari il 47,8% dei giovani italiani ha trovato lavoro, contro il 92,9 dopo sei mesi dei giovani inglesi. Dopodiché, si può sperare di guadagnare circa 25.808 euro annui, contro i 38.538 del Regno Unito (dati Eurostat). Le università italiane offrono una preparazione molto accademica ma poco pratica, mentre le università inglesi sono più rivolte al lato pratico e al know-how (e quello sì, lo è davvero un know-how!). I tirocini in Italia sono per la maggior parte non retribuiti, mentre in Inghilterra vengono retribuiti con uno stipendio base (ironicamente più alto della media degli stipendi nostrana).

Quando poi hai imparato il mestiere, in Italia puoi sperare di fare avanzamenti di carriera ogni 10 anni circa, contro i 3-5 del Regno Unito. In ogni caso, per tutta la tua vita lavorativa devi ricordarti chi comanda e chi è il capo, altrimenti rischi anche il licenziamento, mentre nei Paesi anglosassoni la gerarchia è più operativa e funzionale: chi occupa posizioni più alte non lo fa per comandare, ma piuttosto per dirigere e amministrare. Giunti alla fine di questo calvario, ecco arrivato il meritato riposto: la pensione. Purtroppo un’età ancora più cupa, viste le condizioni economiche a cui si è sottoposti. Il tutto, contornato da servizi pubblici scarsi.

Vi invito a mandare una lettera o a pagare una bolletta da un ufficio postale in Italia, e a fare poi lo stesso in Gran Bretagna. Perché la differenza salta all’occhio: file interminabili in Italia, gente che si lamenta e che cerca di passare avanti, personale poco disponibile; file ragionevoli in Inghilterra, gente che sorride e che rispetta la fila, personale molto disponibile.

Dopo andate in una struttura ospedaliera (augurandosi che non sia per vera necessità, ma per pura indagine): anche lì le differenze sono palesi. Strutture scadenti e sale d'attesa squallide in Italia; strutture moderne e piacevoli, sale d’attesa accoglienti munite persino di una stanza con giochi per i vostri pargoli. Facendo tutti questi giri avrete sicuramente utilizzato dei mezzi di trasporto. E anche lì le differenze sono enormi. In Inghilterra i mezzi di trasporto sono generalmente puntuali, efficienti e anche gradevoli (vedi ad esempio i sedili imbottiti o il riscaldamento).

La lista è lunga, e vi assicuro che potrebbe continuare. Ed è proprio per questo che non capisco per quale motivo continuiamo a riempirci la bocca di parole inutili senza saperne nemmeno il significato, quando potremmo invece imitare degli aspetti delle culture straniere più costruttivi.

Faremmo bene ad accogliere più le metodologie delle parole. Anzi, faremmo decisamente meglio!

venerdì 29 febbraio 2008

Purtroppo non è una questione di presa di posizione

Il governo cade – ancora una volta – e come sempre inizia il giro di interviste, proposte e soluzioni al caso. Che si tratti di un governo tecnico, di votare di nuovo, o di dare fiducia a un partito piuttosto che a un altro, alla Destra piuttosto che alla Sinistra, il nocciolo della questione non cambia: purtroppo non è una questione di presa di posizione.

Ancora una volta si è deciso di andare al voto, e ripartono di nuovo i soliti sondaggi che questa volta danno Forza Italia per vincente. Certo, se la Sinistra in questi due anni scarsi di governo, ha perso la fiducia non c’è da stupirsi. La Destra, almeno, era rimasta compatta per una legislatura intera. Ma il punto è, e lo ripeto ancora una volta: purtroppo non è una questione di presa di posizione.

Per quale motivo dovremmo accettare di scegliere il male minore? Sia che decidiamo di dare la nostra fiducia alla Destra che alla Sinistra, l’unica cosa di cui potremmo essere certi è che nessuna delle due parti cambierà davvero qualcosa. E lo sappiamo fin troppo bene, oramai siamo rassegnati alla tradizionale carrellata in stile circense, arresi di fronte alla sfrontatezza dei politici.

Da qualsiasi parte decidiamo di schierarci, troveremo politici dediti più a gonfiare le proprie finanze, che non a governare un Paese. Che tristezza nel constatare che, non solo la politica non funziona, ma oltretutto la maggior parte dei cittadini italiani (se non la totalità) è completamente rassegnata all’andamento delle cose, e accetta impotente di essere presa in giro ripetutamente.

Se anche ci fosse qualcuno disposto a non rassegnarsi, da dove potrebbe cominciare? Chi detiene il potere ha il coltello dalla parte del manico, e chi non ce l’ha nel momento in cui si accorge di essere preso in giro, cosa può fare? Votiamo una volta di qua e una volta di là? Non votiamo affatto? Ci lamentiamo in continuazione? Ci rassegniamo? Facciamo una rivolta?...

In ogni caso, finché le cose non cambiano, è tutto inutile. Abbiamo bisogno di nuovi metodi, nuovi politici, nuovi impegni. Continuare a discutere quale sia il male peggiore è offensivo per un Paese che si reputa democratico.

I-T-A-L-I-A-N-I! S-V-E-G-L-I-A-T-E-V-I!

Dobbiamo insieme trovare una soluzione. Se anche la politica è stagna, e chi detiene il potere ha il coltello dalla parte del manico, esiste sempre una via d'uscita. È successo in passato, dunque può succedere di nuovo.

Se solo sapessi come fare per entrare dentro le teste di ogni cittadino, o per bisbigliare come il Grillo Parlante nell’orecchio di ogni italiano... Racconterei le cose che ho visto in altri Paesi, giurerei di aver visto politici onesti e Paesi dove le cose funzionano davvero. Mostrerei le immagini di strade dove al volante sono tutti rispettosi; di scuole che preparano i giovani per inserirsi nel mondo del lavoro; di agenzie del lavoro che ti offrono davvero il ruolo più adatto alle tue esigenze e conoscenze; di nazioni dove si pagano meno tasse e si hanno servizi pubblici più efficienti; di luoghi sperduti e immaginari dove si guadagna di più e si spende di meno...

Un’oasi... L’oasi della normalità...

E giunti in questo luogo magico di splendore, allora sì, finalmente saremo liberi di schierarci, di scegliere a chi dare fiducia o chi rappresenta meglio i nostri interessi e i nostri ideali. Fino ad allora, purtroppo non è una questione di presa di posizione.