lunedì 28 gennaio 2008

La Commedia italiana

La caduta del governo Prodi non ha sorpreso nessuno, purtroppo.

Perché gli italiani hanno già assistito in passato a questa Commedia all’italiana numerose volte; perché, sin dal primo momento in cui la Sinistra ha festeggiato la vittoria nel 2006, si intravedevano i problemi, con una maggioranza così striminzita, soprattutto al Senato. E, in un Paese dove le coalizioni sono tali più di nome che di fatto, la caduta sarebbe stata solo una conseguenza naturale.

Guardo l’espressione sul volto di Prodi: vedo una figura paterna dispiaciuta di fronte all’ennesimo capriccio dei suoi pargoli. La sconfitta però non è solo sua: questa, come altre, è una sconfitta nazionale.

Non ho gli strumenti per poter affermare con certezza chi, all’interno del parlamento, sia una persona perbene e chi, invece, sia coinvolto in atti di truffa a vari livelli. Ma, se Dante scrivesse una nuova versione della Divina Commedia, magari metterebbe qualche politico almeno in Purgatorio: voglio sperare che ci sia ancora qualcosa di buono da salvare.

Certo però (sento di poter affermare con certezza) chi andrebbe dritto all'Inferno è il Cavaliere. Era uscito di scena – finalmente!-, perché ora torna? Mi ricorda un po’ i predatori che aspettano nell’ombra le prede per attaccarle nel loro momento di debolezza. E questo, per l’Italia, lo è davvero un momento di debolezza.

La politica è ormai stagna, arenata in un circolo vizioso di polemiche, ripicche e truffe, dal quale non riesce a uscire. L’economia è sulla via della crisi, con costo della vita in continuo aumento e stipendi fermi. Ma, a ben guardare, una delle debolezze maggiori dell'Italia è la mentalità: il modus vivendi - come direbbe Cicerone – degli italiani è in parte responsabile dell’andamento del nostro Paese.

Sì, perché noi italiani di fronte alla Commedia nostrana reagiamo in due modi: o la ignoriamo, o la imitiamo adattandoci a essa, giustificandoci pensando: «Le cose funzionano così.

Ed ecco che nasce la Commedia all’italiana. Commedia che, a ben guardare, di comico ha ben poco. Gente allegra il ciel l’aiuta: ma se anche gli italiani – popolo gioviale – preferiscono ridere, magari di fronte a un programma come Striscia la Notizia o Zelig, quando poi stentano ad arrivare alla fine del mese, si fanno una bella risata di fronte al conto in rosso?

È comico per certi versi, questo sì. È davvero una bella Commedia all’italiana, in cui chi ride più di tutti è Silvio, che guadagna tutti quei bei soldi a far ridere - o piangere: questione di punti di vista - la gente, e, non ancora soddisfatto, sogna di avere l’Italia in pugno, di poterla manovrare a suo piacimento.

Silvio, grazie per il tuo buon gusto e per la tua ironia. Io seguo – gradendoli - i canali Mediaset: quelli li sai fare bene. Ma limitati a fare quelli! La politica è un’altra cosa. Nelle Commedie fanno tanto ridere i personaggi grassi: e allora ecco in parlamento mortadelle e cannoli siciliani. Ci mancano solo le veline! Anche se, ohibò!, a qualcuno il dubbio è venuto: saranno anche i fotografi dei giornali a cogliere i difetti dei parlamentari in ogni occasione, ma i collant autoreggenti di Michela Brambilla, ultimamente, hanno fatto pensare a una letterina passata per sbaglio alla politica.

A quando le questioni serie riguardanti il benessere del Paese?

L’Italia non ha certo bisogno di te ora, Silvio: avrebbe bisogno di una ventata di aria nuova, di un parlamento pulito, di politica chiara e politici in gamba. Non fraintendermi Silvio, sei in gamba: hai tirato su un impero dal nulla. La mia perplessità nasce quando penso: perché, al contrario, dovresti tirarne giù un altro? La tua capacità di imprenditore non fa di te un buon politico, e non solo perché hai degli interessi personali coinvolti: perché un Paese non è un'impresa.

Vorresti ora prendere gli italiani per la gola, puntando il dito sul fallimento della Sinistra e tornando con le tue promesse? Ma i cambiamenti avvengono lentamente, e le buone azioni che predichi di aver dedicato all’Italia si stentano a vedere, anche a distanza di pochi anni.

Eppure, anche gli altri Paesi ridono quando assistono alla nostra Commedia: noi forse non ce ne rendiamo conto, ma dev'essere davvero divertente stare a guardare un Paese che non riesce a trovare il bandolo della matassa. Si gira e si rigira come un gatto, e finisce per ritrovarcisi avvolto dentro.

L’augurio che faccio oggi all’Italia è di avere un governo tecnico. Berlusconi è e sarà sempre in agguato, ma speriamo che - almeno per il momento - tenga le sue zampe lontane dalla guida del Paese!

venerdì 25 gennaio 2008

Che sia arrivato il momento della svolta?

Molti nemmeno lo vedevano; altri lo aspettavano impazientemente. Prima o poi sarebbe dovuto succedere: l’Italia inizia a vedere le cose per come stanno veramente. E speriamo che chi ha il potere di cambiare le cose, almeno per una volta, prenda sul serio la situazione. Prima che diventi veramente grave.

Lo avevamo intuito – non tutti purtroppo – che c’era qualcosa che non andava: nell’epoca della democrazia e della modernità, l’Italia ha fatto l’errore di rimanere arenata a vecchi schemi.

L’Italia del feudalesimo contemporaneo. Così la voglio chiamare. Perché – a ben guardare - non abbiamo fatto altro che costruire piccoli feudi. Un esempio? È nelle cronache recenti: Mastella. Ma citiamolo solo come esempio concreto. Non puntiamo il dito su di lui - almeno non solo su di lui -. D’altronde, lo ha affermato lui stesso:

«La politica funziona così!»

La mentalità del potere per ottenere potere è insita come un cancro invisibile nel nostro Paese. Chi riesce a ottenere posizioni di potere inizia a crearsi la sua rete di conoscenze attorno, a costruire quello che si potrebbe descrivere come feudalesimo contemporaneo. La rete vassallatico-beneficiaria: eccoli lì i vassalli e i valvassori. Senza nulla togliere a lor signore, per carità.

Non si può gestire un Paese mettendo i propri interessi davanti a quelli del popolo. Se si estorcono tasse irragionevoli i contadini prima o poi si ribellano. Non hanno più il pane per loro stessi e per le loro famiglie. I dati Istat lo confermano: il 50% delle famiglie vive con meno di 1.900 euro al mese. E i vassalli? Cercano di arricchirsi il più possibile, senza ricordarsi che lo fanno sulle spalle del loro stesso Paese. E allora? Che aspettino le rivolte dei contadini?

Eppure la nostra Costituzione (che per età potrebbe anche chiedere la pensione) lo sansisce chiaro e tondo nel suo primo articolo:

«L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.»

La sovranità appartiene al popolo, non a chi lo rappresenta.

Perché i giovani dell’università sono stati così aspri nei confronti del loro Padre spirituale? Si deve leggere questa avversione in chiave sociale, più che religiosa o politica. Sì, perché i giovani - che non si sono ancora adagiati ai vecchi schemi - hanno maledettamente bisogno di aria nuova. Novità! Modernità! I giovani viaggiano, sono estremamente ricettivi, hanno gli occhi puntati sulla rete, masticano un po' di inglese (almeno loro!). Proprio per questo, gli occhi freschi e innocenti sanno che il loro Paese ha bisogno di staccarsi dai vecchi schemi, e il Papa altro non è che il simbolo di essi. Matrimonio. Religione. Famiglia. Sesso. Tutti valori che hanno bisogno di ripartire da basi più moderne, tutti simboli dell'Italia arenata a vecchi schemi.

Ma, si sa: se si lasciano le cose lì a invecchiare prima o poi diventano marce. E tutto questo marcio puzza. Poveretti! a Napoli lo sanno bene, purtroppo il caso volle che lì il marcio puzzasse più che da altre parti.

L’erba del vicino è sempre più verde recita un vecchio e caro proverbio. E allora andiamolo a trovare questo tanto invidiato vicino. Presentiamoci davanti alla sua porta. Magari ci offrirà una tazza di tè. E mentre siamo lì nel suo salotto, guardiamoci intorno e chiediamogli: «Qual è il tuo segreto per avere un prato così verde?». Si chiedono gli ingredienti delle torte, si potranno anche chiedere gli ingredienti della manutenzione di un prato. Magari, a seguire i consigli del vicino, il nostro prato diventerà un po’ più verde.

In Danimarca un ministro aveva fatto dei lavori in casa completamente in nero: si è saputo e ha dato le dimissioni dopo due giorni. Così, per onestà.

Secondo i dati Eurostat, relativi alle imprese dell'industria e dei servizi privati, la retribuzione media oraria in Italia, è tra il 30 e il 40% inferiore ai valori di Francia, Germania e Regno Unito. Qualche altro numero? La media degli stipendi europea è di 28.024 euro annui. Quella italiana è di 25.808 euro, 2.216 euro in meno rispetto alla media. Ma 16.667 euro in meno rispetto alla media del Paese primo classificato: la Norvegia con 42.475 euro annui. Seguita da Danimarca con 41.736 euro e Regno Unito con 38.538 euro. Studiamo il segreto del prato verde dei primi classificati. Magari non è solo la pioggia.

Nel Regno Unito i ragazzi giovani che vogliono studiare possono ottenere un prestito per seguire gli studi; inoltre gli studenti appartenenti alle classi meno abbienti usufruiscono di un contributo statale di oltre 2.000 sterline all’anno, vale a dire oltre 3.000 euro. Che, per tasse e libri di testo, sono più che sufficienti. Se vi si aggiunge poi la reale possibilità per gli studenti inglesi di lavorare part-time e arrivare a fine mese, dividendo una casa con altri ragazzi, e il rapido inserimento lavorativo finiti gli studi – la media degli studenti laureati che hanno trovato un lavoro della prestigiosa università di Cambridge è 85,4%; secondo la Hesa (Higher Education Statistics Agency – Agenzia Statistiche Educazione Superiore) su 182.300 studenti di corsi universitari laureati nel 2002-03 solo il 7,1% era disoccupato dopo sei mesi - si ha un altro bel giardino verde, in questo caso un bel prato all’inglese, di cui varrebbe proprio la pena rubare qualche segreto, no?

E la monnezza? Beh, che dire. Fate una bella passeggiata in qualche capitale nordeuropea e ve ne renderete conto da soli. Le strade sono pulite, i cittadini effettuano regolarmente la raccolta differenziata, e i rifiuti vengono raccolti con regolarità. In molti Paesi, inoltre, ogni abitazione, o nucleo abitativo, è dotato di un proprio cassonetto – o più di uno, per la raccolta differenziata – che viene messo nel proprio giardino o nel cortile interno, e che nel giorno prestabilito viene posizionato sulla strada per permettere, ai veicoli adibiti, la raccolta dei rifiuti. E i prati? Molto, molto verdi. E senza rifiuti sparsi!

E siccome sono in vena di proverbi, voglio finire citandone un altro:

Sbagliare è umano. Perseverare è diabolico.

L’Italia ha fatto degli errori. Ma c’è ancora tempo per riparare. Rimbocchiamoci le maniche! E, magari, per cominciare andiamo a prendere un buon tè dal vicino.