Parto da Dublino un martedì mattina. Vado alla fermata del pullman diretto all'aeroporto e prima di raggiungerla vedo passare l'autovettura. Mi toccherà aspettare il prossimo!
Piove e tira vento. Cerco di ripararmi con l’ombrello ma il vento è così forte che lo rompe. Mi bagno anche i pantaloni ma fortunatamente dopo quindici minuti esatti passa il pullman successivo. Arrivo puntuale in aeroporto e il volo va liscio.
Appena arrivata all'aeroporto di Ciampino sento le cicale e mi torna alla mente l'estate romana. Il caldo è micidiale: stento a salire sulla macchina rovente e senza aria.
Arrivata a casa mi ritrovo seduta sul divano in un bagno di sudore: voglio tornare in Irlanda!
Accendo il televisore e guardo il telegiornale: i prezzi aumentano, soprattutto quelli degli alimenti di base come la pasta; gli stipendi sono i più bassi in Europa; la crescita economica è in pericolo; il turismo è in calo. Voglio tornare in Irlanda!
Una settimana trascorsa nella mia città natale è stata sufficiente per assistere a due cose: uno sciopero generale dei trasporti e la manifestazione dell’8 luglio.
Sul primo posso dire che è l’unica cosa puntuale e costante dei trasporti pubblici: ogni mese con puntualità e regolarità minuziosa si può essere certi che ci sarà un giorno di sciopero generale. Perché gli stipendi sono troppo bassi. Perché la gente non fa il biglietto. Perché ad agosto con 35 gradi all’ombra l’aria condizionata a bordo delle vetture stenta a funzionare. Perché la gente preferisce prendere la macchina e perdere ore nel traffico e altrettante ore a trovare un parcheggio.
Sulla seconda bisognerebbe riflettere più a lungo. Perché non importa se chi ha organizzato questa manifestazione viene considerato deplorevole o viene accusato di vilipendio: quello che importa è capire cosa ci facevano migliaia di persone a Piazza Navona – così come a Bologna - in un torrido pomeriggio di luglio.
Arrivo poco dopo le 18 nell'affascinante piazza ovale e devo addentrarmi tra la folla per poter raggiungere un punto dove si possa vedere il palco. Mi faccio strada a gomitate e giunta al Don Chisciotte mi ritrovo davanti Lucia Annunziata, lì in mezzo alla calca. Finalmente arrivo nel punto desiderato. Sul palco una scritta: “Il governo non censuri la stampa affinché la stampa possa censurare il governo” e sotto “La legge è uguale per tutti”. Dall’altro lato l’articolo 3 della Costituzione italiana “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”
Sul palco si susseguono Paolo Flores d’Arcais, al telefono Rita Borsellino, Andrea Camilleri, Ascanio Celestini, Antonio Di Pietro, Marco Travaglio, Laura Belli, Moni Ovadia, Beppe Giulietti, Livia Ravera, Fiorella Mannoia, Sabina Guzzanti e Beppe Grillo in videoconferenza da Bologna.
Ogni intervento, ogni frase sono accompagnati da uno scroscio di applausi. Così come ogni intervento e ogni frase sono accompagnati da aspre critiche da parte dell'informazione.
Antonio di Pietro definisce il lodo Alfano una legge incostituzionale e immorale. E afferma che l’Italia ha bisogno di alte cariche dello stato che siano innocenti piuttosto che impuniti. Sono quindici anni che un gruppo di persone - afferma - utilizzano le loro funzioni pubbliche per risolvere problemi di giustizia personale. Siamo in uno stato antidemocratico dove una casta comanda un popolo.
Rivolgendosi al “palazzo qui vicino” afferma: «Ogni volta che cittadini liberi e indipendenti si riuniscono in una piazza per far sentire la propria voce quella è politica. Ogni volta che un pregiudicato si candita in parlamento per non andare in galera quella è anti politica».
E chi può dargli torto?
Marco Travaglio afferma che Berlusconi ha promesso tanto ma al momento preferisce dare priorità ai suoi problemi. Il problema dei rifiuti a Napoli ancora non è stato risolto. Piuttosto la legge sulle intercettazioni è stata già messa a punto. Vieta ai giornalisti di parlare di qualsiasi indagine della magistratura fino a quando il processo non comincia. Questo è contro l’articolo 21 della Costituzione ed è contro la Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali tra le quali la libertà della stampa di diffondere notizie, in particolare quelle pubbliche.
Un Paese dove la stampa non può diffondere le notizie liberamente è un Paese dove la democrazia è in pericolo.
Ha espresso il suo dissenso nei confronti dei ministri che sono stati scelti da Berlusconi: io sono d’accordo questo consiglio sembra Striscia la Notizia con le veline! Come se non ne avessimo già abbastanza in televisione.
Inoltre, afferma che il lodo Alfano è contro l’articolo 3 della Costituzione: e chi può dimostrare il contrario?
Beppe Grillo afferma che vuole bene a Napolitano, ma sonnecchia come Morfeo e firma tutto. Non mi sembra un’affermazione particolarmente offensiva, considerato che il Presidente della Repubblica è il garante della Costituzione e ha firmato il lodo che è completamente incostituzionale.
Sabina Guzzanti con ironia attacca la Carfagna, sollevando uno scandalo di cui lei di certo non ne ha colpa, ma che è una vergogna per la democrazia e la dignità di tutti gli italiani: non si può in un Paese civile nominare Ministro delle pari opportunità una ex valletta che ti ha fatto un bocchino.
Per saperne di più visitate il sito di Antonio di Pietro dove ci sono alcuni video degli interventi della manifestazione: http://www.antoniodipietro.it/
Il blog di Beppe Grillo con il suo intervento riportato integralmente: http://www.beppegrillo.it/
Il sito di Marco Travaglio con la lettera scritta di suo pugno indirizzata al direttore de l’Unità: http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/ e i video di tutti gli interventi della manifestazione, compreso quello integrale: http://www.chiarelettere.it/?id_blogdoc=1967085
Un cartello nel mezzo della folla recita: "Un popolo che se ne frega non ha dignità”. Ed è proprio quello che fanno gli italiani: ogni volta che torno posso solo constatare l’assoluta rassegnazione e il vergognoso menefreghismo di ciascun cittadino di fronte a scandali che superano ogni limite di tolleranza.
L’Italia sembra peggiorare ogni giorno e la colpa è di ciascun cittadino. Per fortuna ci sono persone che hanno ancora il coraggio e la volontà di dire quello che pensano e soprattutto di denunciare le cose come stanno veramente.
Mi viene sempre più voglia di tornare in Irlanda, ma evidentemente nemmeno questo in un Paese Anormale è possibile. Già, perché mi ritrovo imbottigliata nel traffico per un'ora e mezza mentre mi avvio in aeroporto e finisco addirittura per perdere l'aereo! Ahimè! Un giorno in più da trascorrere nel bollente inferno...