sabato 22 marzo 2008

Riflessioni linguistico-sociologiche

Una pausa dedicata ad alcune riflessioni.

Ricordo ancora il video in cui Francesco Rutelli presentava il sito dedicato al turismo in Italia - italia.it - già morto tristemente, andandosi ad aggiungere alla lunga lista di progetti per lo sviluppo in Italia iniziati e mai conclusi (non apro qui una parentesi per ricordare lo spreco di soldi pubblici continuo e inarrestabile).
Per chi non lo avesse visto ecco qui sotto il link di YouTube:

http://www.youtube.com/watch?v=Lp2uDyzxP6g&feature=related

Si vede il bel Francesco alle prese con un inglese maccheronico. Noi, popolo italiano, siamo rappresentati all’estero da persone di tale cultura. Sì, perché saper parlare almeno l’inglese al giorno d'oggi è diventata una semplice conoscenza di cultura generale. E quindi ci si aspetta che, almeno chi ci rappresenta, lo sappia a un livello intermedio. Vi invito tutti a farvi una bella risata guardando la versione di Tetris dello stesso video:

http://www.youtube.com/watch?v=H78j-C8WsiM&feature=related

Non vi sembra più credibile e veritiera della prima? (Ohibò!)
Il fatto che sia una vergogna, e che ci metta al centro del ridicolo nella Comunità europea, è ovvio. E, se è ridicolo, il motivo è da ricercare nel fatto che per il resto della Comunità europea, invece, l’inglese non è un problema, o quantomeno i ministri lo sanno parlare. Chissà, magari alcuni di loro hanno anche fatto un programma Erasmus. Dubito che lo abbia fatto Rutelli, però.

Prendere Rutelli come esempio, mi porta a ragionare sulla scarsa diffusione della conoscenza della lingua inglese in Italia. Eppure, quasi a voler contrastare questa verità, sempre più vocaboli inglesi invadono tutti gli ambienti: dal lavoro a internet, dalle riviste alla televisione, fino ad arrivare persino alla politica.

Come linguista riconosco il fatto che le lingue per loro natura sono mutevoli. Quindi, non ci sono delle regole fisse e il vocabolario stesso è in continuo progredire. Detto questo, vorrei esprimere la mia opinione riguardo all’invasione di vocaboli inglesi nella lingua italiana. Centinaia di parole risiedono abusivamente nella nostra lingua. Soprattutto nel campo del lavoro. E io mi chiedo: invece di riempirsi la bocca con parole di cui non si conosce il significato, al solo scopo di sembrare professionali e convincenti, non sarebbe meglio riempire le metodologie e gli standard? Quello che intendo dire è: se invece di rubare tutte le parole inglesi, rubassimo tutti i metodi di lavoro inglesi, ci guadagneremmo.

Che senso ha dire: «Il business plan verrà esposto dal management nel meeting di domani», quando chi riceve la notizia è con ogni probabilità un poveretto che sgobba per 900 euro al mese, con un contratto a progetto come operatore telefonico?... Io mi sentirei presa in giro. Se mi mandi una comunicazione del genere voglio uno stipendio fisso e dignitoso, in una società che tratta i suoi dipendenti come la risorsa più preziosa. Ma non solo: voglio anche un ufficio arredato modernamente, con una bella stanza per le riunioni munita di lavagne, tabelloni e schermi per le proiezioni. Allora sì, viene un bel meeting.

E ancora, che senso ha dire: «Il briefing ha sottolineato la location preferita e il know-how necessario per questo task», quando chi riceve la notizia sta semplicemente leggendo le istruzioni per la realizzazione di una pubblicità di una mozzarella, da effettuarsi - che so - nel Casertano?

Accogliere parole straniere nel nostro vocabolario va bene. Abusarne no.

Secondo Almalaurea, a un anno dalla fine degli studi universitari il 47,8% dei giovani italiani ha trovato lavoro, contro il 92,9 dopo sei mesi dei giovani inglesi. Dopodiché, si può sperare di guadagnare circa 25.808 euro annui, contro i 38.538 del Regno Unito (dati Eurostat). Le università italiane offrono una preparazione molto accademica ma poco pratica, mentre le università inglesi sono più rivolte al lato pratico e al know-how (e quello sì, lo è davvero un know-how!). I tirocini in Italia sono per la maggior parte non retribuiti, mentre in Inghilterra vengono retribuiti con uno stipendio base (ironicamente più alto della media degli stipendi nostrana).

Quando poi hai imparato il mestiere, in Italia puoi sperare di fare avanzamenti di carriera ogni 10 anni circa, contro i 3-5 del Regno Unito. In ogni caso, per tutta la tua vita lavorativa devi ricordarti chi comanda e chi è il capo, altrimenti rischi anche il licenziamento, mentre nei Paesi anglosassoni la gerarchia è più operativa e funzionale: chi occupa posizioni più alte non lo fa per comandare, ma piuttosto per dirigere e amministrare. Giunti alla fine di questo calvario, ecco arrivato il meritato riposto: la pensione. Purtroppo un’età ancora più cupa, viste le condizioni economiche a cui si è sottoposti. Il tutto, contornato da servizi pubblici scarsi.

Vi invito a mandare una lettera o a pagare una bolletta da un ufficio postale in Italia, e a fare poi lo stesso in Gran Bretagna. Perché la differenza salta all’occhio: file interminabili in Italia, gente che si lamenta e che cerca di passare avanti, personale poco disponibile; file ragionevoli in Inghilterra, gente che sorride e che rispetta la fila, personale molto disponibile.

Dopo andate in una struttura ospedaliera (augurandosi che non sia per vera necessità, ma per pura indagine): anche lì le differenze sono palesi. Strutture scadenti e sale d'attesa squallide in Italia; strutture moderne e piacevoli, sale d’attesa accoglienti munite persino di una stanza con giochi per i vostri pargoli. Facendo tutti questi giri avrete sicuramente utilizzato dei mezzi di trasporto. E anche lì le differenze sono enormi. In Inghilterra i mezzi di trasporto sono generalmente puntuali, efficienti e anche gradevoli (vedi ad esempio i sedili imbottiti o il riscaldamento).

La lista è lunga, e vi assicuro che potrebbe continuare. Ed è proprio per questo che non capisco per quale motivo continuiamo a riempirci la bocca di parole inutili senza saperne nemmeno il significato, quando potremmo invece imitare degli aspetti delle culture straniere più costruttivi.

Faremmo bene ad accogliere più le metodologie delle parole. Anzi, faremmo decisamente meglio!

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