mercoledì 16 aprile 2008

Elezioni sì, elezioni no

Dunque, si è votato.

Berlusconi festeggia il suo terzo mandato con orgoglio e promesse; Veltroni assaggia la sua sconfitta; Prodi rivela la sua intenzione di lasciare la presidenza del Partito Democratico; Rutelli e Alemanno finiscono al ballottaggio per le elezioni del sindaco di Roma.

Cosa aspettarsi da queste elezioni politiche? Un bel niente. Perché non cambieranno le cose. Negli ultimi 40 anni si sono susseguiti la bellezza di 60 governi. E se una legislatura dovrebbe durare 5 anni, si capisce facilmente che se ne sarebbero dovuti susseguire solo 8.

Berlusconi non è la persona che risolleverà le sorti dell’Italia: l’enorme debito pubblico non potrà essere risanato dalla diminuzione delle tasse. Il tasso di crescita dell’economia non aumenterà grazie alle brillanti leggi messe a punto dal nuovo Presidente del Consiglio.

Nemmeno Prodi era all’altezza, nonostante anche lui ci abbia provato. Ho apprezzato molto, tuttavia, la motivazione che ha dato a fronte delle sue dimissioni: dopo 20 anni lasciare la presidenza a candidati più giovani mi è sembrato davvero un bell’esempio.

Quello che mi domando di fronte ai risultati delle elezioni è: come mai tutto il resto del mondo si continua a chiedere come possa una figura come quella di Berlusconi - piena di interessi personali e conseguentemente non adatta al ruolo di presidente del consiglio - essere eletta dal popolo, mentre invece quasi la metà degli italiani lo vota senza battere ciglio?

Purtroppo l’Italia è arenata nella mentalità dell’antagonismo: nord contro sud; Milan contro Inter; Roma contro Lazio; fascisti contro comunisti; ricchi contro poveri; destra contro sinistra; sinistra contro sinistra...

Non importa raggiungere obiettivi comuni di benessere e stabilità; l’importante è vincere o, se proprio questo non è possibile, cercare almeno di far perdere l’avversario.

E il gioco è fatto: ecco svelate le ragioni della vittoria del sorridente Cavaliere.

Sarà difficile che gli italiani riescano ad aprire gli occhi su come stanno veramente le cose nella loro stessa patria. D’altronde come si può biasimarli? Se hanno sempre e solo vissuto nel loro Paese natale, se hanno sempre e solo visto funzionare le cose in questa maniera, come possono anche solo immaginare che esistano altri sistemi di governo? Sarebbe come chiedergli di credere negli extraterrestri!

Il settimanale The Economist ha già previsto per il futuro dell'Italia una crisi paragonabile a quella verificatasi in Argentina. Chissà, forse se lo diventerà davvero, allora forse qualcuno inizierà a sospettare qualcosa. Sebbene in molti lo devono aver già capito, visti i risultati di un’indagine globale effettuata da Kelly Services: il 51 per cento degli italiani ha cambiato città per ragioni di lavoro e il 23 per cento ha cambiato anche nazione.alcuno inizierà a sospettare qualcosa. onomica che potrebbe ricalcarecose in questa maniera, come possono anche

Sapete un cosa? È una gran perdita di tempo anche solo dibattere di queste elezioni.

Immaginate una stanza. È una stanza vecchia e abbandonata che nessuno più cura da tempo. Le pareti sono grigie e l’intonaco è caduto dal soffitto. Tutti gli angoli sono decorati con ragnatele che pendono disinvoltamente. Il lampadario dondola stupidamente senza una ragione: non ha più nemmeno una lampadina.

Pochi mobili, vecchi e mangiati dai tarli, si appoggiano tristemente alle pareti con un aspetto desolato e trascurato. Il pavimento è a mala pena visibile, sommerso da ogni sorta di carta e rifiuto.

Eppure voi avete regolarmente pagato diverse agenzie di pulizie e manutenzione... Cosa fareste? Accettereste di ascoltare le scuse delle une e delle altre?

Quello che fareste sicuramente sarebbe fare TABULA RASA. Buttereste tutto e fareste ristrutturare completamente la stanza. Dopodiché, cerchereste un’impresa di pulizie e una di manutenzione nuove, assicurandovi questa volta di poterle tenere sotto controllo per evitare che si ripeta il malfatto.

Perché la nostra politica deve essere più complicata? Se pensate in piccolo le cose vi sembreranno più semplici.

Io come italiana emigrata all’estero spero che il mio Paese si risvegli. Perché lo amo. Ma vedo tutti i difetti da cui non riesce a liberarsi. E me ne dispiaccio.

Elezioni sì, elezioni no?... Pagliacciata sì, pagliacciata no!

Che si rifaccia da capo tutto! Che vadano a casa tutti e si riscrivano le leggi per renderle più al passo coi tempi! Che si inizi a pensare con la mentalità del lavoro pulito, di diritti e doveri veri e di giustizia, equità e libertà.

I politici non dovrebbero avere il diritto di candidarsi per più di tot anni e dovrebbero avere stipendi e benefit più bassi.

Ci dovrebbero essere meno partiti e più unità in Parlamento.

Il debito pubblico dovrebbe essere sanato e la priorità dovrebbe essere quella di aumentare la qualità della vita di tutti i cittadini.

Non dovrebbero esistere più progetti di sviluppo finanziati con fondi pubblici lasciati a metà.

Bisognerebbe creare un sistema universitario al passo coi tempi, che apra davvero la strada del mondo del lavoro ai giovani.

Bisognerebbe creare più libertà e flessibilità nel mondo del lavoro. Magari anche privatizzare alcune delle strutture che ora sono pubbliche.

Bisognerebbe rivedere il sistema delle tasse. Se sono troppo alte e se si tende a evaderle per questo, che vantaggi offrono al Paese?

Ma che elezioni? Questa è una pagliacciata colossale.

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