Il 25 aprile gli italiani hanno festeggiato la festa della liberazione. Fra questi, 1.300.000 hanno anche celebrato il V2-day organizzato da Beppe Grillo. In 500 piazze, in Italia e all’estero, oltre un milione di cittadini italiani hanno voluto far sentire simbolicamente la loro voce. La raccolta delle firme aveva come obiettivo l’informazione libera, in particolare le proposte erano: l’abolizione dei finanziamenti pubblici all'editoria, l’abolizione dell'ordine dei giornalisti e l’abolizione della legge Gasparri.
Berslusconi ha vinto, questo è vero, ma sempre più italiani sono stufi dell’andamento della politica e, non appena ne hanno l’occasione, fanno tutto quello che è nelle loro possibilità per cercare di arginare i danni che affliggono la vita di tutti i cittadini.
Purtroppo in Italia la diffusione di internet è ancora molto bassa. E visto che Beppe Grillo, come si sa, ormai da tempo non viene più invitato di buon grado in televisione e, invece, diffonde le sue idee e proposte sul suo blog, si capisce facilmente che non tutti gli italiani potenzialmente interessati a partecipare alle iniziative di Grillo ne vengono a conoscenza per tempo.
Ma il primo V-day, che già fu un piccolo successo di suo, fu un forte e deciso passa parola. I telegiornali possono anche non diffondere la notizia di una raccolta di firme organizzata via internet, 300.000 italiani sparsi per le piazze di tutta Italia, invece, si possono far certamente sentire.
Infatti, si è passati da 300.000 firme a 1.300.000 e non mi sorprenderebbe se al V3-day le firme fossero ancora di più.
Perché Beppe Grillo è un comico e bisogna lasciare la politica ai politici, questo sì, ma i politici non possono sperare che gli italiani se ne stiano zitti per sempre mentre loro continuano ad amministrare il Paese seguendo i loro interessi, personali e non.
Grillo è uno dei pochi che dice le cose come stanno. Chissà, forse nessuno dei politici lo prende sul serio perché pensano che sia innocuo. Innocuo forse sì, ma se è l’unico appiglio che rimane ai cittadini stufi, potrebbe anche diventare più pericoloso di quanto non sembri.
Le cose prima o poi devono cambiare. Le cose prima o poi cambiano sempre.
E non importa se i giornali hanno dato poco spazio a questo V2-day, non importa se, ora che Berlusconi è al governo, si inventerà qualche legge in più per salvarsi il di dietro senza pensare a quanto questo possa essere letale per il Paese.
Che festeggino pure! Tanto le cose prima o poi cambieranno.
In un articolo su Repubblica.it del 29 aprile si parla di Irene Tinagli, la ricercatrice italiana del team dell'americano Richard Florida il padre della "teoria della classe creativa", che nel suo Talento da svendere, in uscita da Einaudi, fa un quadro molto dettagliato della situazione in Italia.
Università? Dal 2004 le iscrizioni sono in calo di circa 6-8 mila unità l'anno. Gli atenei italiani offrono 5434 corsi di laurea diversi, ma le matricole sono cresciute solo del 2 per cento e i laureati di primo livello trovano lavoro più tardi e peggio pagati dei diplomati. Un quadro non del tutto rose e fiori.
Stipendi? Una media di 26.700 euro annui per i laureati contro i 17.700 dei diplomati, media che però non tiene conto degli stipendi più alti ottenuti solo dopo anni di anzianità. In pratica se si arriva alla fine del mese senza essere in rosso ci si può considerare fortunati.
Le imprese? Pare che l'Isfol si sia preso la briga di contare gli annunci di offerte di lavoro: nel 2006 tre su quattro non chiedevano alcun titolo di studio, il 7% in più di tre anni prima. Sotto la soglia degli 800 euro mensili, calcola l'Ires, c'è il 14 per cento dei licenziati elementari, il 14,1 dei diplomati e il 28,2 per cento dei laureati. Inoltre, nei Paesi Ocse siamo quello che paga meno i laureati tra i 30 e i 40 anni. Si può affermare con certezza che gli impiegati in Italia non si sentono messi al primo posto dalle imprese.
Secondo la Tinagli, oltre a università e impresa, un altro problema che influisce alla mancanza di un habitat ideale per coltivare il talento sarebbe la geografia.
Tra tutti gli europei, secondo il World Value Survey, gli italiani sono quelli che gradiscono meno (29%) avere per vicino di casa un gay. Italiani bigotti?
E ancora, solo il 21% dei nostri manager è donna, contro il 35 in Germania e il 31 in Spagna. Italiani maschilisti?
E per finire: 48 italiani su cento non sanno usare internet, la maggioranza non sa neanche una lingua straniera e, quasi la totalità, non sa cosa succede nel mondo.
Caro Cavaliere, Beppe Grillo queste cose le ripete tutti i giorni.
Lei, oltre a regalare al suo amato popolo due veline nuove ogni stagione, ha pensato anche a come risolvere tutti questi problemi che arenano la sua stessa patria e la allontanano dal progredire per rimanere al passo coi tempi?!
Il 25 aprile finito il lavoro ho raggiunto i ragazzi del Meetup di Dublino che, proprio nel centro di Dublino, avevano organizzato non solo la raccolta delle firme per il V2-day – se pur non riconosciuta dall'ambasciata - ma anche un efficiente lavoro di volantinaggio per informare italiani e non di cosa stava succedendo.
Ben 109 italiani hanno firmato, alcuni dei quali fermando i ragazzi mentre tornavano a casa, e anche 25 fra irlandesi, spagnoli inglesi e brasiliani hanno voluto dimostrare la loro solidarietà con una firma.
Molti si sono avvicinati chiedendo di cosa si trattasse.
Proprio prima di smontare il sito allestito, un uomo con la pipa, i capelli grigi e il cappello alla Sherlock Holmes si avvicina e mi chiede: «Per cosa state manifestando?». Io gli spiego e gli do il volantino in versione in inglese. Lui mi fa: «Pensavo che l’Italia fosse una democrazia...» e, sempre con la sua pipa, si ferma un momento appoggiato al muro del vicino palazzo e con aria interessata legge il volantino.
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