mercoledì 22 ottobre 2008

Dublin

Le mie giornate nella capitale della verde Irlanda sono accompagnate da un costante cielo plumbeo.


Al contrario delle condizioni metereologiche, il fine settimana è uguale in tutto il mondo: desiderato, atteso, benvenuto. Dopo una settimana di lavoro, finalmente il sabato ci si rilassa: una passeggiata in centro; un caffè con un amico; un buon libro sul divano di casa.


La città si estende sui due lati del fiume Liffey: a nord la parte più povera e cadente, a sud quella più ricca e ordinata. È sabato pomeriggio e passeggio nel centro in Grafton Street, la via Condotti di Dublino, la sesta via più costosa al mondo per quanto riguarda gli affitti. È una strada stretta, affiancata da palazzi in mattoni di terracotta. Non c’è né un negozio di Valentino né uno di Gucci. Solo Marks & Spencers, Brown Thomas, Boots e altre catene britanniche. Si estende da Saint Stephen Green, la grande piazza con il suo bel giardino pubblico e il centro commerciale in stile vittoriano, fino al Trinity College, il centro universitario.


Pochi i palazzi d’epoca in questa piccola capitale europea, anche quelli – ahimè - riflettono inevitabilmente una luce grigia. L'architettura urbana è un po’ caotica: palazzi moderni, lucidi, alti e orgogliosi si affiancano a palazzi vecchi, cadenti, abbandonati e depressi. Persino i lampioni rimangono fedeli alla tonalità dominante e splendono di un bel grigio argento. Mentre passeggio mi guardo intorno e vedo i ragazzi irlandesi girare in maglietta in autunno. Sono molti anche i volti stranieri, sorridenti e tristi, a donare una sfumatura di colore in più.


E, quasi a voler contrastare questo grigiore dominante, la gente di Dublino - come la chiamerebbe Joyce - ha dipinto le porte delle case di tutti i colori: giallo, blu, verde, rosso, rosa e viola si susseguono in modo casuale.


Mi fermo al banchetto dei fiori per ammirare i bei girasole in vendita e mi passa davanti un gruppo di ragazze sorridenti. Quella al centro ha una corona in testa e una scritta sulla maglietta: I am the bride. Qui si festeggia così l'addio al nubilato: un gruppo di amiche, una corona in testa, una limousine e una serata di baldorie al pub.


Già, il pub: il cuore della vita sociale irlandese. Così, fra una Guinness e un'altra, ci si dimentica del cielo nuvoloso e del freddo. A noi italiani, invece, dopo la terza Guiness ci capita di dimenticare persino quanto ci manca una pizza fumante ricoperta di mozzarella e basilico.

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