La caduta del governo Prodi non ha sorpreso nessuno, purtroppo.
Perché gli italiani hanno già assistito in passato a questa Commedia all’italiana numerose volte; perché, sin dal primo momento in cui la Sinistra ha festeggiato la vittoria nel 2006, si intravedevano i problemi, con una maggioranza così striminzita, soprattutto al Senato. E, in un Paese dove le coalizioni sono tali più di nome che di fatto, la caduta sarebbe stata solo una conseguenza naturale.
Guardo l’espressione sul volto di Prodi: vedo una figura paterna dispiaciuta di fronte all’ennesimo capriccio dei suoi pargoli. La sconfitta però non è solo sua: questa, come altre, è una sconfitta nazionale.
Non ho gli strumenti per poter affermare con certezza chi, all’interno del parlamento, sia una persona perbene e chi, invece, sia coinvolto in atti di truffa a vari livelli. Ma, se Dante scrivesse una nuova versione della Divina Commedia, magari metterebbe qualche politico almeno in Purgatorio: voglio sperare che ci sia ancora qualcosa di buono da salvare.
Certo però (sento di poter affermare con certezza) chi andrebbe dritto all'Inferno è il Cavaliere. Era uscito di scena – finalmente!-, perché ora torna? Mi ricorda un po’ i predatori che aspettano nell’ombra le prede per attaccarle nel loro momento di debolezza. E questo, per l’Italia, lo è davvero un momento di debolezza.
La politica è ormai stagna, arenata in un circolo vizioso di polemiche, ripicche e truffe, dal quale non riesce a uscire. L’economia è sulla via della crisi, con costo della vita in continuo aumento e stipendi fermi. Ma, a ben guardare, una delle debolezze maggiori dell'Italia è la mentalità: il modus vivendi - come direbbe Cicerone – degli italiani è in parte responsabile dell’andamento del nostro Paese.
Sì, perché noi italiani di fronte alla Commedia nostrana reagiamo in due modi: o la ignoriamo, o la imitiamo adattandoci a essa, giustificandoci pensando: «Le cose funzionano così!».
Ed ecco che nasce la Commedia all’italiana. Commedia che, a ben guardare, di comico ha ben poco. Gente allegra il ciel l’aiuta: ma se anche gli italiani – popolo gioviale – preferiscono ridere, magari di fronte a un programma come Striscia la Notizia o Zelig, quando poi stentano ad arrivare alla fine del mese, si fanno una bella risata di fronte al conto in rosso?
È comico per certi versi, questo sì. È davvero una bella Commedia all’italiana, in cui chi ride più di tutti è Silvio, che guadagna tutti quei bei soldi a far ridere - o piangere: questione di punti di vista - la gente, e, non ancora soddisfatto, sogna di avere l’Italia in pugno, di poterla manovrare a suo piacimento.
Silvio, grazie per il tuo buon gusto e per la tua ironia. Io seguo – gradendoli - i canali Mediaset: quelli li sai fare bene. Ma limitati a fare quelli! La politica è un’altra cosa. Nelle Commedie fanno tanto ridere i personaggi grassi: e allora ecco in parlamento mortadelle e cannoli siciliani. Ci mancano solo le veline! Anche se, ohibò!, a qualcuno il dubbio è venuto: saranno anche i fotografi dei giornali a cogliere i difetti dei parlamentari in ogni occasione, ma i collant autoreggenti di Michela Brambilla, ultimamente, hanno fatto pensare a una letterina passata per sbaglio alla politica.
A quando le questioni serie riguardanti il benessere del Paese?
L’Italia non ha certo bisogno di te ora, Silvio: avrebbe bisogno di una ventata di aria nuova, di un parlamento pulito, di politica chiara e politici in gamba. Non fraintendermi Silvio, sei in gamba: hai tirato su un impero dal nulla. La mia perplessità nasce quando penso: perché, al contrario, dovresti tirarne giù un altro? La tua capacità di imprenditore non fa di te un buon politico, e non solo perché hai degli interessi personali coinvolti: perché un Paese non è un'impresa.
Vorresti ora prendere gli italiani per la gola, puntando il dito sul fallimento della Sinistra e tornando con le tue promesse? Ma i cambiamenti avvengono lentamente, e le buone azioni che predichi di aver dedicato all’Italia si stentano a vedere, anche a distanza di pochi anni.
Eppure, anche gli altri Paesi ridono quando assistono alla nostra Commedia: noi forse non ce ne rendiamo conto, ma dev'essere davvero divertente stare a guardare un Paese che non riesce a trovare il bandolo della matassa. Si gira e si rigira come un gatto, e finisce per ritrovarcisi avvolto dentro.
L’augurio che faccio oggi all’Italia è di avere un governo tecnico. Berlusconi è e sarà sempre in agguato, ma speriamo che - almeno per il momento - tenga le sue zampe lontane dalla guida del Paese!
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