Lo avevamo intuito – non tutti purtroppo – che c’era qualcosa che non andava: nell’epoca della democrazia e della modernità, l’Italia ha fatto l’errore di rimanere arenata a vecchi schemi.
L’Italia del feudalesimo contemporaneo. Così la voglio chiamare. Perché – a ben guardare - non abbiamo fatto altro che costruire piccoli feudi. Un esempio? È nelle cronache recenti: Mastella. Ma citiamolo solo come esempio concreto. Non puntiamo il dito su di lui - almeno non solo su di lui -. D’altronde, lo ha affermato lui stesso:
«La politica funziona così!»
La mentalità del potere per ottenere potere è insita come un cancro invisibile nel nostro Paese. Chi riesce a ottenere posizioni di potere inizia a crearsi la sua rete di conoscenze attorno, a costruire quello che si potrebbe descrivere come feudalesimo contemporaneo. La rete vassallatico-beneficiaria: eccoli lì i vassalli e i valvassori. Senza nulla togliere a lor signore, per carità.
Non si può gestire un Paese mettendo i propri interessi davanti a quelli del popolo. Se si estorcono tasse irragionevoli i contadini prima o poi si ribellano. Non hanno più il pane per loro stessi e per le loro famiglie. I dati Istat lo confermano: il 50% delle famiglie vive con meno di 1.900 euro al mese. E i vassalli? Cercano di arricchirsi il più possibile, senza ricordarsi che lo fanno sulle spalle del loro stesso Paese. E allora? Che aspettino le rivolte dei contadini?
Eppure la nostra Costituzione (che per età potrebbe anche chiedere la pensione) lo sansisce chiaro e tondo nel suo primo articolo:
«L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.»
La sovranità appartiene al popolo, non a chi lo rappresenta.
Perché i giovani dell’università sono stati così aspri nei confronti del loro Padre spirituale? Si deve leggere questa avversione in chiave sociale, più che religiosa o politica. Sì, perché i giovani - che non si sono ancora adagiati ai vecchi schemi - hanno maledettamente bisogno di aria nuova. Novità! Modernità! I giovani viaggiano, sono estremamente ricettivi, hanno gli occhi puntati sulla rete, masticano un po' di inglese (almeno loro!). Proprio per questo, gli occhi freschi e innocenti sanno che il loro Paese ha bisogno di staccarsi dai vecchi schemi, e il Papa altro non è che il simbolo di essi. Matrimonio. Religione. Famiglia. Sesso. Tutti valori che hanno bisogno di ripartire da basi più moderne, tutti simboli dell'Italia arenata a vecchi schemi.
Ma, si sa: se si lasciano le cose lì a invecchiare prima o poi diventano marce. E tutto questo marcio puzza. Poveretti! a Napoli lo sanno bene, purtroppo il caso volle che lì il marcio puzzasse più che da altre parti.
L’erba del vicino è sempre più verde recita un vecchio e caro proverbio. E allora andiamolo a trovare questo tanto invidiato vicino. Presentiamoci davanti alla sua porta. Magari ci offrirà una tazza di tè. E mentre siamo lì nel suo salotto, guardiamoci intorno e chiediamogli: «Qual è il tuo segreto per avere un prato così verde?». Si chiedono gli ingredienti delle torte, si potranno anche chiedere gli ingredienti della manutenzione di un prato. Magari, a seguire i consigli del vicino, il nostro prato diventerà un po’ più verde.
In Danimarca un ministro aveva fatto dei lavori in casa completamente in nero: si è saputo e ha dato le dimissioni dopo due giorni. Così, per onestà.
Secondo i dati Eurostat, relativi alle imprese dell'industria e dei servizi privati, la retribuzione media oraria in Italia, è tra il 30 e il 40% inferiore ai valori di Francia, Germania e Regno Unito. Qualche altro numero? La media degli stipendi europea è di 28.024 euro annui. Quella italiana è di 25.808 euro, 2.216 euro in meno rispetto alla media. Ma 16.667 euro in meno rispetto alla media del Paese primo classificato: la Norvegia con 42.475 euro annui. Seguita da Danimarca con 41.736 euro e Regno Unito con 38.538 euro. Studiamo il segreto del prato verde dei primi classificati. Magari non è solo la pioggia.
Nel Regno Unito i ragazzi giovani che vogliono studiare possono ottenere un prestito per seguire gli studi; inoltre gli studenti appartenenti alle classi meno abbienti usufruiscono di un contributo statale di oltre 2.000 sterline all’anno, vale a dire oltre 3.000 euro. Che, per tasse e libri di testo, sono più che sufficienti. Se vi si aggiunge poi la reale possibilità per gli studenti inglesi di lavorare part-time e arrivare a fine mese, dividendo una casa con altri ragazzi, e il rapido inserimento lavorativo finiti gli studi – la media degli studenti laureati che hanno trovato un lavoro della prestigiosa università di Cambridge è 85,4%; secondo la Hesa (Higher Education Statistics Agency – Agenzia Statistiche Educazione Superiore) su 182.300 studenti di corsi universitari laureati nel 2002-03 solo il 7,1% era disoccupato dopo sei mesi - si ha un altro bel giardino verde, in questo caso un bel prato all’inglese, di cui varrebbe proprio la pena rubare qualche segreto, no?
E la monnezza? Beh, che dire. Fate una bella passeggiata in qualche capitale nordeuropea e ve ne renderete conto da soli. Le strade sono pulite, i cittadini effettuano regolarmente la raccolta differenziata, e i rifiuti vengono raccolti con regolarità. In molti Paesi, inoltre, ogni abitazione, o nucleo abitativo, è dotato di un proprio cassonetto – o più di uno, per la raccolta differenziata – che viene messo nel proprio giardino o nel cortile interno, e che nel giorno prestabilito viene posizionato sulla strada per permettere, ai veicoli adibiti, la raccolta dei rifiuti. E i prati? Molto, molto verdi. E senza rifiuti sparsi!
E siccome sono in vena di proverbi, voglio finire citandone un altro:
Sbagliare è umano. Perseverare è diabolico.
L’Italia ha fatto degli errori. Ma c’è ancora tempo per riparare. Rimbocchiamoci le maniche! E, magari, per cominciare andiamo a prendere un buon tè dal vicino.
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